Solo una sana e consapevole libidine: salva il giovane dallo spot.

L’ennesima “opera d’arte” di questi anni un po’ cupi dal punto di vista della fantasia arriva dalla Norvegia e riguarda il rapporto mamma figlio in Italia. La conoscenza passa sempre più dagli stereotipi. L’analisi richiede più sforzo e lascia spazio alle più efficaci immagini evocative del linguaggio pubblicitario. A tutte le latitudini, sembra. Che sia vero o no  che gli italiani sono mammoni non mi pare affatto la questione centrale. La questione centrale è invece come difendersi da questo linguaggio pervasivo che induce alla semplificazione e che ha contaminato la nostra quotidianità. Per capire non serve ridere, sognare o identificarsi davanti a un video o a un’immagine. A me non sembra affatto un dettaglio, ma proprio per niente, soprattutto se questo meccanismo si rivolge anche ai bambini, che hanno meno difese degli adulti perchè sono in questo contesto ci sono nati. C’è solo da decidere se capire, o almeno provarci, è più importante che emozionarsi, ridere e sognare (per poi acquistare).

@GiampRem

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