Consumismo giovanile: bambini facili prede del marketing e della pubblicità

Ho trovato per caso queste interessanti considerazioni della psicoterapeuta Elisabetta Rotriquenz. Non le riporto qui perchè il copiaincolla non mi è mai piaciuto, ma vi invito a leggerle. A coloro che le condividono mi sento poi di chiedere: per fortuna c’è chi ha voglia di parlare dell’argomento… ma esiste la possibilità di fare qualcosa di più concreto? Come qualcuno di voi saprà, me lo sono chiesto con Bimbi e me lo sto chiedendo ora con Bimbì.it. Quell’analisi, che condivido sia nei contenuti che nei toni, viene presentata (non certo per scelta dell’autrice, ma perchè questa è la normalità) in una pagina tappezzata di banner. Mi sembra che in questo modo anche lo spirito critico rischia di trasformarsi in uno strumento per attirare visibilità per i messaggi pubblicitari. Il “contro” finisce, nei fatti, per promuovere i meccanismi “pro”.  Sbaglio? Se si vuole respingere l’assalto del marketing e le sue evocazioni da basso impero, serve partire da queste considerazioni e poi provare a fare qualcosa di più. Per esempio cercare di cambiare un meccanismo che premia in proporzione all’audience conquistata e che ha tutto l’interesse a tenere sotto la sua ala l’universo intero per farne un unico minestrone ben indicizzato su Google e cattura-clic. Ecco perchè insisto sulla necessità di riprendere nelle nostre mani l’informazione per la famiglia, togliendola da chi ha l’unico interesse di aggregare grandi numeri per avere più probabilità di vendere cose. E’ in questo modo che si ribalta l’attuale impianto nel quale sono i contenuti a servire alla pubblicità invece del contrario: siano i lettori/ascoltatori/navigatori i veri editori. E’ in questo modo che si può indebolire la promozione scientifica di stereotipi a cui si finisce, magari stremati, per aderire.

Per evitare che i bambini siano bombardati fin da subito di modelli maschili e femminili, come in un inquadramento insieme soporifero (per lo spirito critico) e militare, non vedo altro modo che uno sforzo enorme per provare a riprendersi l’informazione  dal basso. Altrimenti tutto, anche le analisi condivisibili come quelle della psicoterapeuta, rischiano di riscoprirsi parte di un vociare che è efficace solo per gli aggregatori di clic e per chi insegue gli indici di ascolto. Questa è la strada scelta da Bimbì, ma se ne avete altre da proporre sarà un piacere ascoltarle.

@GiampRem

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