Ti racconto di me (sgonfiate il vostro ego o voi che entrate)

Un gruppo misto (volontari e persone con disabilità) dell’associazione Il Gabbiano, noi come gli altri  si sono cimentati per la prima volta sul palcoscenico di un vero teatro. Gabriella, Teresa, Roberto, Pasquale, Laura, Nicola, Elena, Stefania (che ha sostituito Giuseppe), Isabella, Daniela, Luigi, Anna, Maria, Marina  hanno presentato lo spettacolo teatrale “Ti racconto…di me” . Tanti quadretti di storia personale sul filo della memoria. Per il Gabbiano si è trattato di  un importante  momento di crescita individuale e  collettivo.

“No, io non riesco a parlare davanti alla gente”, mi ha risposto un amico quando ho sondato la sua disponibilità a provare in futuro l’esperienza teatrale al Gabbiano. Basterebbero queste sue semplice parole, autentiche, come spesso accade con le persone che fanno più fatica, per raccontare il senso di un percorso iniziato nel 2006, quando tutti, volontari e persone con disabilità, avevano chi più chi meno lo stesso problema. “Il Cigno che vola”, prima rappresentazione del gruppo, era uno spettacolo di ombre. Patrizia ed Heike della compagnia Pattygiramondo, questo gruppo l’hanno preso per mano fino a portarlo, oggi, ad esibirsi sul palcoscenico di un teatro vero e senza il filtro di un telo dietro cui ripararsi. Sabato 29 settembre al teatro Comunale di Cilavegna (Pv) gli attori del Gabbiano hanno continuato a non confondere l’adrenalina con la paura che ti blocca e hanno portato in scena “Ti racconto di me”, uno spettacolo nel quale ciascuno si è aperto  al pubblico parlando delle proprie esperienze e aspirazioni. Dopo mesi di prove per uno o due sabati al mese è arrivato dunque il giorno. I protagonisti hanno raggiunto il teatro nel pomeriggio  perché c’erano le ultime prove da effettuare nella sede vera e propria della rappresentazione. Il pubblico “milanese”  li ha raggiunti in pullman la sera.

Se a recitare è un gruppo con queste caratteristiche il centro smette di essere la performance teatrale. In ogni attore vedi invece una persona che ha imparato ad accettare il proprio limite, senza però perdere la voglia di giocarci e di dargli una spinta per provare a spostarlo un po’ più in là. C’è sempre un brivido quando le luci fredde della sala lasciano posto a quelle più calde e intense che illuminano il palco e il vociare si spegne. Ancora di più se dalla poltroncina vedi in scena amici, che quasi ti viene voglia di chiamarli e di farci una chiacchierata come il sabato pomeriggio al Gabbiano. E allora vengono in mente tante cose. Per esempio che in questi sei anni alcuni attori-attrici con qualche problema in più hanno fatto registrare progressi davvero significativi: chi faceva fatica a scegliere il tempo giusto ora danza con una grazia insospettabile, chi teneva il tono della voce basso adesso ha imparato a farsi sentire e chi aveva il problema opposto ha imparato a contenersi. Ma insistere in elogi artistici diventerebbe una retorica buonista, forse anche un po’ ipocrita, perché il limite c’è e non va rimosso. Non si rimuove la ricchezza. Il limite di questo gruppo e il coraggio di esibirlo raccontano la forza e la serenità della sua accettazione. E’ un insegnamento di promozione dell’autenticità che può servire a chiunque. Ma in fondo l’abbiamo sempre detto che al Gabbiano si va per imparare, nessuno è così ingenuo da pensare che si faccia volontariato per aiutare. Sgonfiate il vostro ego, o voi che entrate, dunque: è un piacere essere volontari del Gabbiano con la consapevolezza di non essere i veri protagonisti.

@GiampRem

Il teatro è stato messo a disposizione dal Comune di Cilavegna (Pv) che ha patrocinato l’evento. Hanno collaborato la sezione locale dell’ Avis, la parrocchia di Cilavegna. L’ Associazione “Per un sorriso. Onlus” ha  finanziato il laboratorio teatrale in preparazione alla rappresentazione  finale. Dal sito de Il Gabbiano – noi come gli altri.

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