Lunedi 8 ottobre 2012, i primi tredici giorni di Bimbì

I messaggi che ho ricevuto dopo il battesimo di Bimbì, oltre a farmi piacere, dimostrano una volta di più che valeva la pena affrontare questo difficile passaggio. Vi ringrazio!  😉 Le difficoltà del nuovo progetto, soprattutto quelle legate alla sostenibilità, le vedo tutte… eppure non mi spaventano perchè sento che la direzione è giusta. Senza farla troppo lunga il percorso è doppio: da una parte c’è la difesa dell’infanzia da quella che percepisco come un’invasione di modelli e di modi di pensare costruiti in laboratorio e diffusi con tutti i mezzi. Dall’altra c’è la difesa di questo minuscolo sito di informazione per la famiglia dalle logiche commerciali: dall’impianto secondo il quale incassi pochi centesimi per ogni mille clic che riesci a catturare con un articolo. Forse è solo una mia proiezione, o forse, invece, le due cose si legano. Perchè se per stare in piedi servono numeri da ottenere con un buon meteo, l’oroscopo del giorno e il rastrellamento meccanico di tonnellate di contenuti sempreverdi (ben indicizzati su Google e tappezzati di annunci) allora rischia di diminuire la centralità di proposte che i bambini li fanno crescere con più consapevolezza di sè: come quelle del Teatro del Buratto e del Muba, giusto per citarne un paio e senza togliere niente alle tante altre di cui si parla e si parlerà qui. Inseguendo quella logica la cultura per l’infanzia diventa un accessorio come tanti altri. Anzi nemmeno il principale, perchè il teatro, la lettura, un laboratorio Munari o una mostra non possono certo generare audience misurabili in milioni. E’ questo che vogliamo? Se non è così allora un po’ di fatica va messa in conto.

Idee per Bimbì: creare un’organizzazione senza fini di lucro che riesca a trarre la sostenibilità dal basso (meglio se evitando contributi da parte delle aziende… vedremo se sarà possibile) e a retribuire un piccolo gruppo di lavoro. Fare il possibile per stimolare la nascita a Milano di un  centro che promuova la cultura per l’infanzia. E poi lasciare tanto spazio a temi legati alla disabilità, grazie all’amicizia che dura ormai da oltre quindici anni con il Gabbiano. Ci riusciremo? Se questi temi sono sentiti anche da altre persone e se il “sentirli” si traduce in qualsiasi modalità di partecipazione sarà un buon segnale. Ma nemmeno io lo so e non mi interessa più di tanto pormi la domanda. Qui si parte dalle idee, da quello in cui si crede, non da quello che conviene fare. E’ anche questo che – visto da qui – distingue l’informazione (e la cultura) dal marketing.

@GiampRem

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