Bonjour Bimbì.it

La prima cosa che ho fatto quando ho avuto le chiavi di questa nuova casa, realizzata dagli amici della Bottega dei segni, è stato aprire la valigia con quei pochi articoli portati da Bimbi.it, prenderli e disporli qua e là… per non entrare e vederla tutta vuota. Molte considerazioni sul percorso sulla disabilità fatto (e tuttora più che mai in corso) con l’associazione di volontariato milanese Il Gabbiano, qualche libro, una vecchia inchiesta a puntate sul rapporto tra bambino e lettura e tutta la campagna sulla pubblicità. Le altre trentamila pagine, molte delle quali scritte anche da Gioia e Alessandra, restano là perché va bene i sedici anni di storia… ma poi poi bisogna saper guardare avanti. Guardare avanti, per me, significa prima di tutto continuare a indagare l’assalto che il marketing commerciale sta operando nei confronti dell’infanzia – per dirla con Joel Bakan – e di tutti noi. Sforzarsi di farlo con lucidità, senza toni da crociate e soprattutto accettando i limiti perché senza umiltà non si va da nessuna parte.

Eppure il tentativo di ristabilire un’accettabile gerarchia tra informazione e marketing mi sembra una priorità, perché è solo così che può rinascere un ascolto autentico e non superficiale. Quello che può cambiare davvero le cose. Potrà succedere solo se Bimbì.it – con l’accento – saprà intercettare questa sensibilità che è più diffusa di quanto non sembri, perché non tutti la manifestano.

Come su Bimbi, anche qui chi lo vorrà potrà segnalare da sé le proprie iniziative per la famiglia: dal teatro ai laboratori, dalle visite guidate a tutto ciò che è promozione dell’arte, della cultura e dello sport. In vent’anni di cura della rubrica destinata alle iniziative per i bambini sul TuttoMilano di Repubblica ho imparato che ci sono tante, ma proprio tante organizzazioni che sono mosse da un’autentica passione: dopo l’isola dei bambini (1996) che diventò bimbi.it (1999) anche bimbì.it nasce per dare spazio a tutti salvaguardando la diversità di ciascuno. Non può che esser così: è proprio chi si occupa di musica, teatro, danza, pittura, di arte e di sport che, lungi dal voler creare piccoli fenomeni, può far nascere nei bambini i germogli dell’alternativa all’omologazione e allo stereotipo.

Incognita sostenibilità (del sito). Mi piacerebbe raggiungerla attraverso le sottoscrizioni. Quindi no a barocchismi evocativi  (banner, newsletter, articoli-marchette, spot vari, finti commenti sui social), si alla nascita di un elenco di sostenitori e ad altre forme ancora allo studio. Da questa voce e dalla partecipazione dipenderà il tempo che potrò (potremo?) dedicare al nuovo capitolo di una storia iniziata tanti anni fa.

Oggi serve svoltare, o almeno così sembra a me. Vedo troppe immagini e stimoli evocativi nella nostra quotidianità. Come succede al mercato, tutto  è fatto solo per vendere, solo che invece delle urla genuine e riconoscibili del fruttivendolo, ci sono pose da dive e divi. Tutto spinge nella direzione della rinuncia a sè stessi e all’adesione a modelli precotti e pronti all’uso. Bimbi, pardon Bimbì.it, non si adegua.

@GiampRem

PS:  attenzione, per vedere il sito con explorer serve l’ultima versione, la 9. Se disponete di una versione precedente allora è meglio che usiate firefox, chrome o safari.

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