Save the Lorax

E quindi è arrivato finalmente anche in Italia quel Lorax che tanto piace ai bambini americani. Ma in molti si sono arrabbiati, oltreoceano, per come questo personaggio fiabesco è stato, al solito, spremuto e sfruttato dal marketing. Cominciamo dal film. Bello. E’ tratto da un racconto degli anni ’70 di Theodor Seuss Geisel, conosciuto come Dr Seuss. E’ bello perchè  riesce a parlare di temi ecologici e sostenibilità rispettando l’età del suo pubblico di riferimento. Gli abitanti di Thneedville, che ricorda un po’ Seahaven del Truman Show in versione bambinesca, sono molto felici dei loro alberi di plastica colorata e più retroilluminata di uno smartphone alla moda. E pazienza se l’aria la devono comprare da un’azienda. Il capo di questa azienda – chiamiamolo Ceo, che se oggi non sei un Ceo chi ti sta a sentire? – non è per niente interessato al ritorno degli alberi veri. Anzi! “Gli alberi sporcano! Tocca ripulire le foglie  che cadono! Pensate ai vostri figli!”….  Ted, un ragazzino vivace e molto coraggioso, invece è molto interessato. Si può fare a meno degli alberi, della dimensione naturale e quindi anche di quella più autenticamente umana? Beh, si se c’è da guadagnarci. Beh, no, perchè alla fine ci perdiamo. Nel senso che ci  smarriamo e il vuoto che si genera non si riempie con i soldi. Il racconto è una continua lotta tra calcolo di business e passione genuina. Fare soldi, rimuovere domande scomode e immergersi sorridenti in una plastica luminosa ma finta, oppure ritrovarsi, a costo di qualche rinuncia? Sono domande che un bambino ha diritto, eccome, di elaborare con i suoi mezzi e che non sempre sbocciano con una forza così dirompente, eppure gentile, in un cartone animato. Per non rovinare la sorpresa, la trama su bimbi.it finisce qui. Andate a vederlo con i vostri figli, perchè di cartoni belli ce ne sono, ma questo ha qualcosa di più, come ce l’aveva il mitico Galline in fuga di qualche anno fa. Tra risate, canzoni e avventure, si avverte una passione genuina per la salvaguardia dell’ambiente che riesce a restare educata anche quando l’amarezza per la profonda ingiustizia subìta potrebbe generare ben altre arrabbiature. Forse è proprio questo il tratto di maggior rispetto per il bambino che va a vedere il film: il protagonista Ted, gli animali del bosco e lo stesso Lorax, lo strano personaggio che dà voce agli alberi, si danno da fare ma non diventano mai arroganti come colui che pure ha distrutto il loro ambiente. Tra i doppiatori: Danny De Vito (Lorax) e il cantante Marco Mengoni (Onceler).

Per completare il quadro va detto che all’uscita del film, negli Stati Uniti, la pagina facebook del Campaign for a Commercial Free Childhood, organizzazione no profit che si impegna per la difesa dell’infanzia dall’assalto commerciale, ha ospitato diversi interventi di protesta per l’utilizzo mercantile di una figura come quella del Lorax, lontana anni luce da questa cultura super-materialista. Come dopo un assalto delle cavallette, il guardiano della foresta si è trovato associato a pannolini, yogurt, lotterie… e persino un suv! Il “guardiano della foresta” usato per sponsorizzare un fuoristrada è la fotografia dei nostri tempi e della loro miopia. Facile che succederà anche in Italia…

“Invece di promuovere una sfilza di prodotti “verdi”, il Lorax avrebbe detto alle aziende di smettere di bombardare i bambini con messaggi materialistici” (“Instead of promoting a slew of ‘greener’ products, the Lorax would tell corporations to stop bombarding kids with materialistic messages.”) hanno dichiarato Susan Linn e Josh Golin del CCFC. Insieme all’ecologia del rispetto dell’ambiente è arrivato il momento che anche un’ecologia culturale si imponga. Bisogna trovare la forza di dimostrare l’inefficacia di certe pratiche da anni ‘80. Radere al suolo la magia di personaggi fiabeschi, ma anche di emozioni, associandole a pannolini, videogame o profumi, è come abbattere le foreste… che abbiamo dentro. E’ un danno di cui spesso non si ha la percezione (su bimbi.it sì, proprio tutta) ma che ci ritorna sotto forma di sfiducia nell’autenticità delle parole e nella forza di un valore come la gratuità. Non tutto è mercato. Ok, ma vaglielo a spiegare a un “Ceo”, o a chi si riempie la testa di “marketing strategy development”, che una volta abbattuto l’ultimo albero della fiducia nessuno ascolterà più nemmeno lui. Ancora la psichiatra Susan Linn:

Naturalmente non è solo il Lorax. Il Marketing abitualmente sfrutta il legame emotivo dei bambini con personaggi mediatici per vendere loro praticamente tutto. Queste promozioni incrociate non solo incoraggiano comportamenti nocivi ambientali-come l’acquisto di giocattoli di plastica o fast food, ma insegnano ai bambini a equiparare l’amore con il consumo. Questo è un messaggio pernicioso e insostenibile se proveniente da chiunque, ma è particolarmente perverso quando proviene da un personaggio che, fino a poco tempo, era la quintessenza anti-marketer”.

(“Of course it’s not just the Lorax. Marketers routinely exploit children’s emotional connection to media characters to sell them on practically everything. These cross-promotions not only encourage harmful environmental behaviors—like buying plastic toys or fast food—but also teach children to equate love with consumption. That’s a pernicious and unsustainable message coming from anyone, but it’s particularly perverse when it comes from a character who, until recently, was the quintessential anti-marketer.”)

La frase simbolo del film è “A meno che uno come te non ci tenga molto, niente andrà meglio o sarà risolto”. Siamo disposti a piantare ciascuno il proprio seme, senza aspettarsi un risultato immediato, ma per far crescere una nuova e solida consapevolezza dal basso?

@GiampRem (4/6/2012 – da bimbi.it)

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