Bimbi e libri. “Ma i piccoli hanno voglia di partecipare”, intervista a Giuseppina Sansica

12 ott 2009

Giuseppina Sansica, è bibliotecaria e fa parte del “Coordinamento Biblioteche del Centro (Parco, Venezia e Vigentina) e delle attività promozionali delle Biblioteche Rionali di Milano”.

Per la sua esperienza, si prendono ancora libri in prestito o prevale il desiderio di acquistare?
Si, si prendono ancora i libri in prestito, anzi i numeri delle Biblioteche Rionali di Milano dicono che c’è un incremento. Nel 2008 sono stati prestati in totale 580.000 libri, dei quali 450.000 agli adulti e 131.000 ai bambini. Ma un incremento si registra più in generale nell’utilizzo della biblioteca stessa. Per la mia esperienza è più l’adulto che ha l’esigenza di comprare il libro, non il bambino.

Come è cambiato nel tempo il ruolo delle biblioteche nello stimolare la lettura nei bambini?
Quando sono nate le biblioteche statali a fine anni ’50-inizio anni ’60, le sezioni per ragazzi non esistevano neanche. Dagli anni ’80 mano a mano è iniziata l’attenzione anche per i piccoli. Da allora sono sorte le sezioni per ragazzi, che ora sono presenti in tutte le biblioteche. Il patrimonio si è allargato anche agli audiovisivi e sono nate le attività di promozione alla lettura per le scuole e le famiglie. Negli ultimi anni le attività rivolte ai bambini sono il 50% del totale di quelle organizzate. Sono di vario genere, dalle visite guidate indirizzate alle scuole alle letture animate, fino ai laboratori di ogni genere. Mentre gli adulti partecipano molto poco agli incontri pensati per loro, i bambini arrivano a frotte. C’è una partecipazione straordinaria, tanto che sono necessarie le prenotazioni. Anche i piccolissimi partecipano, ma è più difficile trovare chi crea dei progetti apposta per loro.

Secondo quello che vedete in biblioteca, gli adolescenti leggono oppure no?

Non mi è facile rispondere perché è una fascia di lettori molto sfuggente. Non frequentano le biblioteche. La Biblioteca di Porta Vigentina in cui lavoro è nello stesso cortile di un istituto tecnico. Negli anni passati avevamo provato una serie di iniziative per portare i ragazzi in biblioteca, ma nel giro di breve sono naufragate tutte perché non c’era partecipazione. Se leggono noi non li vediamo.

Oltre a quelle per i bambini, organizzate attività di stimolo alla lettura anche per gli adolescenti?
Le attività che proponiamo arrivano generalmente fino ai 12-14 anni. Ma ci sono delle eccezioni. La Biblioteca di Affori ha una sezione per ragazzi amplissima, soprattutto per adolescenti. In questa sede si stanno organizzando delle attività pensate proprio per loro, ad esempio sulla musica rap o sui graffiti. In sede, tra l’altro, è stato creato un servizio per ascoltare dei CD musicali con le cuffie. Per coinvolgere i giovani ci vogliono dei progetti pensati ad hoc, ma è comunque molto difficile riuscire a coinvolgerli.

Secondo l’indagine Pisa 2006, effettuata tra i quindicenni, il punteggio medio degli studenti italiani in literacy, con riferimento alla lettura, è pari a 469 (maschi 448 – femmine 489) contro una media Ocse di 492. Per literacy si intende la capacità di comprendere e utilizzare i testi scritti come mezzo per sviluppare conoscenze e per svolgere un ruolo attivo nella società. Come commenta questo dato?
Conosco molto bene questa ricerca, e per la mia percezione generale la trovo vera. Il Ministero poco fa aveva promosso una campagna di promozione alla lettura che aveva annunciato come molto ampia e importante. In realtà non è stata così, è risultata molto poco incisiva. La sensazione è che si perde l’abitudine alla lettura perché ci si fa coinvolgere da altri strumenti, come il web. I dati sulla lettura sono sconfortanti, per questo il ruolo delle biblioteche deve essere molto importante, ma purtroppo ci sono sempre meno risorse. La situazione di Milano può essere considerata fortunata, addirittura ci sono alcune sale per la lettura serale. Ma secondo la mia opinione, l’Amministrazione cittadina spende tanto, a mio avviso anzi troppo, per l’immagine, la promozione di grandi eventi o mostre, mentre troppo poco per i servizi al territorio. Sarebbe necessario, ad esempio, aprire altre biblioteche rionali nelle zone periferiche. Queste lavorano molto bene e andrebbero incentivate.

Che rapporto si è generato tra forme di comunicazione così diverse come il libro, la tv e i multimedia?
A mio parere ad oggi non c’è una fusione tra le diverse forme di comunicazione. Anche se gli scrittori più giovani sono certamente influenzati dai nuovi linguaggi. Proprio queste forme di comunicazione “alternative” provocano nella nuova generazione la difficoltà a rapportarsi alla lettura, al di là delle mode del momento (come Moccia, per intenderci). Fortunatamente, però, la scrittura ha una sua area ben precisa che non si fonde con il web o le nuove forme di comunicazione. Io credo che sia un bene perché mantiene le caratteristiche della lettura, che sono uniche: rende attivo e partecipe il lettore.

I dati testimoniano una crescita di produzione di libri per l’infanzia, pensa sia solo una crescita quantitativa o anche qualitativa?
L’aumento è certamente quantitativo e non qualitativo. A mio avviso c’è un’offerta eccessiva di libri. Il lettore “medio”, quello che non ha un proprio genere preferito o non sa esattamente quello che cerca, è scoraggiato. Quindi si orienta più facilmente sul libro maggiormente pubblicizzato, sulla moda del momento. Al contrario i bambini sono più genuini. Se ben indirizzati e sollecitati sono meno disorientati e riescono a fare delle scelte più autentiche. Un bell’esempio lo abbiamo ogni anno nella nostra gara di lettura “Superlettore” rivolta ai bambini delle elementari. L’obbiettivo è leggere più libri possibile tra un gruppo di libri selezionati, anche se ogni partecipante è libero di scegliere anche un titolo fuori da quelli proposti. Ogni libro letto deve essere accompagnato da un giudizio critico e dal voto finale per il più bello. A questa iniziativa, alla quale partecipano 6/7 biblioteche rionali, ci sono delle adesioni eccezionali, i bambini ne sono proprio entusiasti e leggono tantissimo.

Vorremmo che questo nostro percorso sul mondo della lettura per l’infanzia serva anche a dare qualche indicazione su come stimolare la lettura nei piccoli. Vuole dire la sua?
Come biblioteche organizziamo ogni anno i corsi di lettura ad alta voce, che ritengo uno strumento utilissimo per catturare l’attenzione dei bambini. Negli incontri il genitore acquisisce gli strumenti per leggere anche ai più piccoli. Ritengo che i genitori dovrebbe leggere ai propri figli fin da piccolissimi. Le biblioteche poi propongono tante attività di stimolo alla lettura alle quali si possono far partecipare i bambini. La già citata gara di lettura “Superlettore”, oppure una nuova iniziativa chiamata la “Valigia del libro”, donata alle biblioteche dalla Fondazione Mondadori. Si tratta di un laboratorio per avvicinare i bambini all’oggetto libro.

(da bimbi.it)

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