Bimbi e libri. Illustrare storie per stimolare la fantasia dei bambini. Intervista ad Anna Laura Cantone.

28 set 2009

Anna Laura Cantone è nata ad Alessandria, vive a Milano ed è mamma di una bimba di 2 anni. Si è diplomata all’Istituto Europeo di Design, dove insegna illustrazione per l’infanzia. Da anni collabora con tantissimi editori italiani e stranieri, nel 2003 ha vinto il Premio Andersen (miglior libro 0-6 anni) e ha ricevuto molti riconscimenti internazionali. Tra le novità in uscita c’è il libro “Indovina chi viene a merenda” della casa editrice Leonardo Publishing e il cartone animato “Pipì, Pupù e Rosmarina” che andrà in onda dall’11 ottobre su Rai Tre.

Come è cambiata nel tempo l’illustrazione per l’infanzia e quali tendenze individua? Quanto il linguaggio delle nuove tecnologie ha inciso sullo stile narrativo e delle illustrazioni?
Le illustrazioni sono cambiate molto, fino a 10 anni fa predominava uno stile “mieloso”, eccessivamente dolce e un po’”leccato”. Io avevo molte difficoltà a lavorare, perché i miei lavori erano fuori dalle righe. Ora io noto in molti illustratori una tendenza a immagini molto scure, buie, influenzate da uno stile dark e rivolte ad un pubblico più adulto. Al contrario io cerco di realizzare sempre disegni per i bambini con colori brillanti, forti, che possano stimolare la loro fantasia.
Ho appena concluso una serie animata per la televisione scritta da Vincenzo Cerami e diretta da Enzo Dalò, anche in queste immagini ho cercato di mantenere uno stile fresco adatto ai bambini più piccoli, con colori sempre brillanti, ma garbati.

C’è un dominio sulle immagini e sulla fantasia da parte delle grandi industrie dell’entertainment?
Si, purtroppo direi proprio di si. E purtroppo spesso si tratta di modelli abbastanza discutibili, come nel caso di alcuni cartoni animati per bambine in cui le protagoniste sono vestite in modo a mio parere troppo provocante e non adatto all’infanzia. E purtroppo questi personaggi poi vengono replicati all’infinito in tanti gadget che i bambini, influenzati dagli altri amici o dai compagni di classe, “devono” per forza avere, senza cercare qualcosa di differente.

Vede ancora spazio per “inventare” nuovi modelli oppure esiste il rischio che il marketing abbia talmente vivisezionato la fantasia dei bambini che per vendere tanto i percorsi sono in un certo senso segnati?
Ci si prova, o almeno io sono 10 anni che ci provo, ma certo non è facile perché non si è mai certi che effettivamente venga accettato. Per la mia esperienza ho visto che all’estero è molto più facile proporre qualcosa di diverso. In Italia gli editori non sono disposti a scommettere sui nuovi talenti, sulle novità. Io ho lavorato con più facilità in altri paesi come Francia, America o Cina. D’altra parte in Italia si legge ancora molto poco. Quando mi è capitato di andare nelle fiere all’estero ho visto tantissimi bambini anche piccolini interessati ai libri, venivano a chiedermi un autografo e vedevo che sottobraccio avevano parecchi altri libri. Sono più inclini alla lettura, al contrario dei bambini italiani che guardano molta più televisione.
In paesi come la Francia, ad esempio, grazie ai fumetti e ai libri illustrati, c’è un mercato molto più ampio, quindi ci sono anche più proposte differenti. In Italia lo spazio è molto più limitato e le proposte diverse dai canoni molto poche.

Spesso nei libri illustrati le immagini hanno un peso nettamente superiore ai testi, che in più di qualche occasione sono proprio didascalici. Secondo lei perché succede?
A volte come illustratrice vorrei che i testi non esistessero! Probabilmente la risposta è che è difficile riuscire ad avere sia un testo che illustrazioni di qualità. Le case editrici italiane spesso cercano l’illustratore noto anche se con un testo poco valido solo per vendere. Io se non sono convinta del testo, se non lo sento mio, rifiuto. Mi è capitato di rifiutare delle proposte che non mi convincevano anche se non avevo altro lavoro sotto mano.

In alcuni casi si ha l’impressione che i libri illustrati, pur bellissimi, sembrano più pensati per colpire l’immaginazione dei genitori che per i bambini. Cosa ne pensa?
Si è vero, d’altra parte sono i genitori che comprano i libri e a volte vuoi per fretta o per altro, fanno delle scelte per loro stessi più che per i bambini. L’ideale, a mio parere, sarebbe andare in librerie specializzate, come la Libreria dei ragazzi di Milano, o comunque piccole librerie dove i librai possono consigliare. Nei grandi centri spesso ci si perde e non si riesce ad individuare qual è il libro giusto, adatto al bambino. Ma effettivamente è giusto che qualcuno indirizzi i piccoli lettori che siano i genitori o un bravo librario, come dicevo prima.

Oggi siamo bombardati dalle immagini (libri, televisione, cartoni animati…), in questo contesto a suo parere i bambini non rischiano di essere disorientati e finire per prendere libri influenzati dai cartoni animati o dalla pubblicità?
Effettivamente il rischio c’è e capisco che non sia facile per i genitori, ma io credo che debbano selezionare i libri che entrano in casa. Dovrebbero abituare fin da piccolissimi i bambini a guardare immagini e libri di qualità, perché così poi quando ne vedono uno di qualità inferiore lo percepiscono subito da soli e non lo vogliono. Purtroppo però mi rendo conto che molti genitori non hanno tempo, e spesso i bambini finiscono per stare da soli davanti alla televisione, dove ci sono pochissimi prodotti validi, anzi molti sono proprio esteticamente brutti.

Come si può impostare un discorso di educazione all’immagine?
Le maestre hanno una grande responsabilità da questo punto di vista, io credo che molte non facciano una seria educazione all’immagine. Anzi, molte, a mio parere, “rovinano” i bambini imponendo loro una certa visione, un certo tipo di disegno, senza lasciare libera la loro fantasia. Quando ero a scuola ricordo che se non facevo il paesaggio o un disegno in un certo modo non andava bene, mi imponevano una certa visione della realtà. Io credo che in molti casi sia ancora così e che le maestre dovrebbero fare dei seri corsi di aggiornamento.

I dati testimoniano una crescita di produzione di libri per l’infanzia, pensa sia solo una crescita quantitativa o anche qualitativa?
Onestamente penso che in Italia si possa parlare solo di crescita quantitativa. La qualità la ritrovo maggiormente all’estero.

Vorremmo che questo nostro percorso sul mondo della lettura per l’infanzia serva anche a dare qualche indicazione su come stimolare la lettura nei piccoli. Vuoi offrire qualche consiglio?
Io consiglierei ai genitori di fare delle gite in libreria nel week end o anche in settimana e di comprare tanti tanti libri di qualità. Ma soprattutto credo che i bambini non vadano poi abbandonati davanti ai libri, anzi i genitori devono accompagnarli in questo processo facendogli amare il libro in tutti i suoi aspetti. Leggere insieme a loro e raccontare le storie partendo dalle immagini fin da piccolissimi.

(da bimbi.it)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.