Bimbi e libri. I bambini hanno bisogno di storie, intervista a Janna Carioli.

05 ott 2009

Janna Carioli è giornalista, autrice di programmi radiofonici e televisivi, scrive canzoni, testi teatrali e libri per ragazzi. Direttrice responsabile del mensile di informazione per ragazzi “Il Colosseo”, è autrice fra l’altro di programmi come La Melevisione e Trebisonda. A lei, che è in contatto sia col mondo dei libri che con quella della tv, ci siamo rivolti per capire quale futuro ha la letteratura in un mondo dominato dalla tv e quali sono i rapporti fra i due mezzi di comunicazione.

Secondo te c’è ancora spazio per vendere libri? Inventare storie? O è già stato tutto scritto e i percorsi segnati?
Quando vado in libreria, alla sindrome di Stendhal che mi viene nel vedere quanti libri belli ci sono, segue lo scoramento: “Caspita quanta roba! Perché mai dovrebbero leggere quello che scrivo io?”. Poi, siccome sono un’ottimista, mi rispondo da sola: “Perché ho delle belle storie da raccontare!”. Io credo che il segreto per uno scrittore stia nel non seguire le mode, ma ascoltare se stesso, raccontare col proprio stile. Anche se i sentimenti primari sono sempre gli stessi, il mondo cambia attorno e ci sarà sempre da scrivere!

Si scrive più per se stessi o più per i piccoli lettori?
Sono i dilettanti che scrivono solo per se stessi. Se hai fatto della scrittura la tua professione è normale e direi doveroso tenere conto dei tuoi lettori. Poi, è chiaro che un romanzo deve per primo appassionare chi lo scrive! Sulle copertine dei libri c’è spesso scritta l’età di riferimento. Nella realtà succede che un buon libro per piccolissimi può affascinare, commuovere, divertire, anche gli adulti. Come pure un libro apparentemente rivolto a ragazzi più grandi, può affascinare e aprire strade di pensiero anche ai bambini più piccoli.

Secondo i dati italiani gli adolescenti tendono ad abbandonare l’abitudine alla lettura. Perché secondo te?
In realtà gli adolescenti leggono ancora. Certo, è un pubblico difficile da “acchiappare”, ma leggono. Ogni tanto poi ci sono fenomeni editoriali che aprono autostrade alla lettura. Guarda, non do’ giudizi di merito, ma un Moccia, con i suoi tre metri + altri tre metri+ altri tre metri ecc. è stato letto da migliaia di ragazzi (soprattutto ragazze). O la serie dei vampiri di Twilight di Stephenie Meyer, che personalmente trovo stucchevole, è stato letto da milioni di adolescenti (anche in questo caso soprattutto femmine). Si spera solo che una volta letti quelli, i ragazzi non perdano il piacere di sfogliare le pagine di un libro! C’è una costante: le femmine leggono di più dei maschi. Che io ricordi, Harry Potter è stato l’ultimo fenomeno editoriale di romanzo di formazione che è stato letto da milioni di ragazzini maschi. Uno dei motivi per cui i ragazzi smettono di leggere, spesso dipende anche dal fatto che nelle case circolano pochi libri. E’ difficile per un adolescente restare un lettore se non ha genitori lettori.

Quanto il linguaggio delle nuove tecnologie ha inciso sullo stile narrativo?
Ha sicuramente inciso sugli intrecci più “movimentati” e sulla presenza maggiore di dialoghi nei romanzi. C’è anche qualche autore che ammicca al linguaggio giovanilese: “6 tt x me” (traduzione: sei tutto per me). Ma non credo che la strada per appassionare i bambini (e gli adolescenti) alla lettura passi per questi mezzucci. Il segreto sta sempre nello scrivere storie appassionanti, che emozionano e lasciano un segno nel cuore, non solo nella testa.

I dati testimoniano una crescita di produzione di libri per l’infanzia, pensi sia solo una crescita quantitativa o anche qualitativa?
Fra i tanti libri che escono mi capita di trovarne anche moltissimi scadenti… ma sicuramente il numero produce anche qualità. Piuttosto penso che la qualità si trovi più spesso fra le piccole case editrici. Forse perché hanno pochi soldi da spendere, selezionano di più, non sparano titoli a raffica. Sì, le piccole/medie case editrici, spesso hanno delle vere perle.

Tu scrivi libri ma sei anche autrice di programmi televisivi e radiofonici per ragazzi. Non credi che in tv ci sia, salvo rare eccezioni, una grossa carenza di attenzione sulla qualità e sui contenuti dei programmi destinati ai ragazzi?
Io sono fortunata e sono autrice, assieme ad altri, di Melevisione, un programma di Rai Tre storicamente molto amato dai bambini e stimato dai genitori. I piccoli di TV ne guardano tanta, anche di quella che non è pensata per loro. Si calcola che circa un 40% di ragazzini di sei, sette anni guardi “Amici” di Maria de Filippi e che una percentuale analoga di under dodicenni, a mezzanotte sia ancora davanti allo schermo. In casa si cena davanti al telegiornale che rovescia nei piatti notizie di stragi, guerre e catastrofi. Perciò parlare di televisione per bambini può sembrare a volte pura accademia. Eppure c’è. Le reti private non producono programmi in proprio per i piccoli. Mettono in onda solo cartoni e telefilm acquistati da altri paesi. La televisione pubblica produce programmi per bambini. Il motivo è semplice: acquistare un cartone costa 1 e produrre un programma costa 100. Si potrebbe pensare che non sia importante se un cartone animato sia fatto in Italia o all’estero, purché sia bello. Ma c’è un altro aspetto da considerare. La televisione, assieme ad altri mezzi di comunicazione come libri giornali, teatro, cinema, mette in moto intelligenze e competenze. Si impegnano scrittori, sceneggiatori, registi, disegnatori, che costruiscono giorno per giorno una cultura che si rivolge ai bambini. E lo fanno tenendo conto della loro storia, delle loro tradizioni del loro vissuto. Ma quand’è che una trasmissione, più che “cattiva” è stupida? A mio parere le brutte trasmissioni per ragazzi sono quelle che esaltano il divismo precoce, che scimmiottano i programmi degli adulti, che ripropongono una TV gridata. Ci si chiederà: “ ma un programma buono, com’è?”. Al di là del genere televisivo, che può essere indifferentemente documentario, informazione, fiction ecc, un buon programma per bambini deve prima di tutto raccontare. I bambini hanno bisogno di storie.

Quale sono le differenze, per esempio di approccio o di linguaggio, fra libri e tv?
Le differenze sono enormi: come fra camminare e andare in aereo: si percorrono strade diverse, si usano strumenti diversi… ma di comune c’è sempre una cosa: il racconto.

Vorremmo che questo nostro percorso sul mondo della lettura per l’ infanzia serva anche a dare qualche consiglio su come stimolare la lettura nei piccoli. Vuoi regalarcene qualcuno?
a) raccontare storie fin da piccolissimi (una voce amata che legge un libro è la partenza migliore. b) essere dei buoni lettori. c) non obbligare i bambini a leggere ma far trovare loro dei libri attorno d) andare con loro in libreria e lasciare che scelgano loro i libri (anche se a noi sembrano cretini). e) diventare frequentatori di biblioteche assieme ai propri figli. f) quando si va a fare un viaggio, o in un posto che prevede attese portarsi sempre dietro due libri da leggere (uno per sé e un per il proprio figlio). Mi sarebbe piaciuto arrivare a sette consigli… ma me ne sono venuti in mente solo sei!

(da bimbi.it)

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