Bimbi e libri. “Diamo ai bambini parole di qualità”. Intervista a Roberto Piumini.

05 ott 2009

Roberto Piumini è nato a Edolo (BS) nel 1947, si è laureato in Pedagogia a Milano, ha fatto l’insegnante e l’attore. E’ uno dei più importanti scrittori per l’infanzia e non solo; la sua produzione comprende oltre a romanzi, testi teatrali, canzoni, sceneggiature, poesie, filastrocche, traduzioni, adattamenti di testi classici. Dal 1978, l’anni di uscita della sua prima raccolta di racconti “Il giovane che entrava nel palazzo”, ha pubblicato libri con circa 70 editori italiani. Propone spettacoli per bambini di animazione teatrale con accompagnamento musicale.

Da quando ha iniziato la sua attività ritiene che sia cambiato il mondo dell’editoria per l’infanzia?
Non sono molto in grado di rispondere, perché, nonostante l’abbondante produzione, non ho mai frequentato l’ambiente editoriale, e non ho osservato con attenzione e nella continuità i fenomeni, i modi, le tendenze, le collane. C’è comunque senz’altro, rispetto ad anni fa, meno collegamento con la cultura pedagogica innovativa: c’è più senso di grande impresa che di sperimentazione e di promozione comunicativa.

Quali sono stati, o sono tutt’ora, i suoi modelli di riferimento?
Essendo essenzialmente scrittore (poeta narratore, in realtà) i miei riferimenti sono di tipo largamente letterario e linguistico, e non legati in particolare a qualche “scuola” di pensiero o di attività.

Secondo lei c’è ancora spazio per scrivere libri seguendo solo la propria fantasia, , oppure il bisogno di conquistare l’attenzione dei bambini ha portato il marketing a vivisezionare la fantasia in funzione dei profitti?
Ignoro le condizioni pratiche e psicologiche in cui operano gli altri autori. Per quanto mi riguarda, non ho mai avuto nessuna restrizione o indirizzo di tipo “commerciale”.

Si scrive più per sé stessi o più per i piccoli lettori?
Per sé stessi, ma all’interno di una “situazione potenziale di gioco” con l’universo dei bambini. Anche qui, naturalmente, il riferimento assoluto è l’idea (memoria sentimentale) della propria infanzia.

A suo parere, perché un adolescente tende ad abbandonare l’abitudine alla lettura?
C’è una generale mancanza di spazi e occasioni individuali e sociali di “parola di qualità” (parola espressiva, comunicativa, intima, testimoniale, corale) sia orale che scritta. La parola prevalente è pronunciata da soggetti esterni, da parlanti istituzionali, è già codificata, non è giocata, non è modulata e cercata nell’esperienza percettiva ed emozionale. La lettura è in crisi come altre forme di “pensiero qualitativo.”

Quanto il linguaggio delle nuove tecnologie sta influenzando lo stile narrativo? E il mondo dei libri in generale?
Ignoro i dati di queste modificazioni, non occupandomi di ricerca linguistica. L’influenza sulla mia scrittura delle nuove tecnologie è, almeno nella mia percezione, trascurabile.

I dati testimoniano una crescita di produzione di libri per l’infanzia, pensa sia solo una crescita quantitativa o anche qualitativa?
Per dirlo, dovrei avere una conoscenza del campo che, come ho detto, mi manca.

Vorremmo che questo nostro percorso sul mondo della lettura per l’infanzia serva anche a dare qualche indicazione su come stimolare la lettura nei piccoli. Vuole dire la sua?
Dare parole di qualità ai bambini, da subito e sempre. Fin da piccoli, istituire e coltivare luoghi e tempi in cui la parola sia ascoltata e pronunciata con gusto, con divertimento, con giocosità. Racconto, dialogo, teatro, giochi di parole, canto, oralità comune, coralità, sono tutti modi per istituire un rapporto affettivo e qualitativo con la parola. Insieme a questi molti modi, la presenza continua dei libri come fonti di storie, emozioni verbali, sorprese descrittive, proposte espressive. L’accesso ai libri, la loro abbondanza, diversità, in ambienti adatti, con tempi silenziosi e protetti.

(dal vecchio bimbi.it – anno 2009)

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