Volontariato e organizzazione, l’esperienza dell’associazione Il Gabbiano, noi come gli altri

03 dic 2007

La scorsa settimana abbiamo incominciato a parlare del percorso di formazione che si è tenuto presso l’Associazione “Il Gabbiano – Noi come gli altri” per riflettere sul tema del volontariato insieme a tutti coloro che già operano all’interno dell’associazione e a tutti gli aspiranti nuovi volontari. Nel primo incontro si è discusso delle motivazioni che sostengono il volontariato. Abbiamo anche visto come nel fare volontariato ci sia un aspetto legato al dare, all’offrire qualcosa di sé all’altro, ma anche un aspetto importante legato al ricevere, al portarsi a casa qualcosa da questa esperienza (soddisfazioni, amicizia, crescita personale….). Come può allora un’associazione fare in modo che i suoi volontari mantengano viva la motivazione e che rinnovino nel tempo la volontà di continuare ad essere volontari? Nel secondo incontro, che è il tema di questo numero, si è parlato proprio del rapporto tra volontariato e organizzazione.
L’essere volontario si colloca infatti all’interno di un contesto più ampio e organizzato che è l’associazione. L’associazione non è un ente a sé stante, in quanto è fatta di volontari, ma ha al tempo stesso bisogni ed esigenze specifiche, così come esistono bisogni ed esigenze del volontario.
Associazione e volontario sono quindi strettamente interdipendenti in un rapporto di reciprocità, dove esistono diritti e doveri da entrambe la parti.
I volontari rappresentano infatti l’associazione e sono tenuti a rispettare le sue finalità e i suoi principi; fare volontariato è una scelta ma, una volta fatta, l’organizzazione deve poter contare sull’impegno e la continuità del volontario. L’associazione a sua volta deve assumersi un impegno nei confronti del volontario, sia all’inizio del suo percorso, sia nel corso del tempo: deve supportarlo e tutelarlo, metterlo cioè nelle condizioni di svolgere al meglio il suo operato, garantendogli ad esempio la formazione necessaria. Il volontario deve sentirsi inoltre valorizzato per quello che fa, coinvolto e partecipe nella vita dell’organizzazione. Questo è essenziale perché la motivazione si mantenga viva e si rinnovi nel corso del tempo e perché la persona continui a voler essere parte dell’associazione.
Sono quindi emerse riflessioni importanti sull’atteggiamento che un’associazione dovrebbe tenere per favorire il senso di appartenenza dei propri volontari.
Se chiediamo al volontario di rispettare e promuovere i valori portati avanti dall’associazione, è necessario che egli li conosca e che li riconosca come propri. E’ quindi necessario innanzitutto che ci sia chiarezza da parte dell’associazione per quanto riguarda l’esplicitazione dei suoi obiettivi, ma anche dei ruoli (organigramma, referenti…) e delle modalità di funzionamento (consiglio direttivo, riunioni…). Questo è importante soprattutto nei confronti di chi si avvicina per la prima volta all’associazione. E’ poi fondamentale che ci sia una condivisione del progetto, cioè che i volontari siano chiamati a costruirlo insieme all’associazione.
In questo senso la comunicazione assume un ruolo essenziale per il buon funzionamento dell’organizzazione. Perché la comunicazione sia efficace è necessario che avvenga sia in senso verticale (dall’alto verso il basso, ovvero in modo che chi ha un ruolo direttivo e prende decisioni faccia arrivare l’informazione anche agli altri), sia in senso circolare, in modo che tutti abbiano la possibilità di partecipare e dare il proprio contributo.

Nella prossima occasione entreremo più nel merito del volontariato all’interno di un’associazione, come Il Gabbiano, che si occupa di persone disabili. Parleremo infatti della “diversità”, scoprendo però che ogni relazione, non solo quella con la persona disabile, è in fondo un incontro con qualcuno di diverso, di altro da noi.

Federica Calza (psicologa)

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