Risale lo spread, sorprese per mamme capricorno, estate 2012 caldo record in arrivo

Finanza, zodiaco e meteo. Peccato non avere pubblicità, con un titolo così un bel po’ di visite le avremmo fatte. Invece di recensioni di libri o di spettacoli teatrali potrebbe essere utile, stavolta, raccontare qualcos’altro a mamme e papà che girano in internet e che hanno lo spirito critico vigile. Per esempio che trovare pubblicità per un sito non è per niente difficile. Bastano due automatismi, davvero cinque minuti, e i banner compaiono da soli. Anche noi potremmo averli. Il problema diventa come dare valore economico a quella pubblicità. Vi domandate quanto vale ogni volta che la vedete? Beh, la pubblicità on line vale qualche zerovirgola ogni mille volte che viene vista su un sito. Quindi per farla valere davvero, bisogna fare centinaia di migliaia di visite che producano milioni di pagine viste. “Gigante pensaci tu!”, diceva una vecchia pubblicità. E “Ci penso io!!” è stata la risposta di Google.

Essere ben visibili su Google significa infatti ottenere molti + accessi. Quindi se si è visibili su Google con termini molto ricercati è meglio, no? Arriveranno + clic. Ehi, idea!! E se con quegli stessi termini si produce una quantità industriale di pagine è ancora meglio, no? Ma è fantastico! Già, è fantastico. Infatti quell’idea l’hanno avuta e praticata… in alcuni milioni.

Esempio: alimentazione, gravidanza, salute. Quanto costa riempire il sito con tanti interventi di professioniste/i? E quanto costa riempire il sito “riprendendo” interventi di professioniste/i già presenti sul web, che così vengono a loro volta indicizzati da Google consentendo a chiunque di essere trovato e di ricevere molti clic? Eh già, ma anche queste scorciatoie ormai non bastano più: le strade del copiaincolla, più o meno pacchiano, sono intasate. E allora…

Aggrega e sarai felice!
Perché allestire una redazione che si sforzi di dire qualcosa di non precotto, con i tempi e i costi che questo richiede? Cronaca a parte tutto è già stato scritto. E allora non resta che rastrellare qua e là e costruire la montagna più alta, per ottenere la massima visibilità. Un tempo aggregava il singolo sito e ancora oggi certe pagine sono degli standard persino comici (caldo record bere molto?). Se ci illudessimo di trovare la sostenibilità con la pubblicità potremmo limitarci a ripetere il già detto e il già scritto mille volte, scalzando ai primi posti su Google i 999 che ci hanno preceduto e prima di lasciare il posto ai 999 che presto seguiranno ripetendo le stesse cose con qualche virgola girata di traverso. Perchè fare altrimenti? Perchè pagare qualcuno per puntare sulla qualità giornalistica? Per farsi “riprendere” da altri? Anche un dodicenne può allestire un sito con i consigli dell’ostetrica. Chissà, magari prima che qualcuno scopra che si è copiato un dizionario medico avrà fatto in tempo a pagare il mutuo della casa dei suoi genitori. Lui o chi molto sopra di lui ha iniziato ad aggregare non i contenuti ma i siti, assicurandosi una percentuale su ogni pubblicità che fornisce. Si lascia che siano i singoli siti a sfiancarsi mescolando, a seconda dell’indole, passioni e scorciatoie, notizie e furbate, commenti e corsa a un buon posizionamento, ideali, professionalità e copiaincolla. Tutto serve a fare numero. Poi si mette un recinto come in una riserva (ma chiamiamolo network, fa più scena) garantendo la distribuzione di pubblicità e prendendosi una percentuale. Con Adsense, Google è il modello planetario, ma anche un circuito infinitamente più piccolo può dare soddisfazioni. Basta esserne a capo, perchè da sotto quasi sempre si trotta e basta. Ecco. Così forse si raggiungono i numeri sufficienti per mantenersi con la pubblicità. Significa essere troppo radicali respingere questo modello e provare, finchè sarà possibile, a cercare la sostenibilità per altre strade?

Persino le marchette, che in termini gentili e patinati vengono definite “publiredazionali”, ormai fanno quasi tenerezza di fronte al rullo compressore che il marketing ci e vi sta facendo passare sulla testa. Buoni propositi per il 2012: mamme e papà, siete rimasti tra i pochi “target” che spendono, in questi anni di crisi: forse andrebbe tenuto presente quando entrate fiduciosi in un network o in una community sponsorizzata o quando accedete a un sito di informazione che vive esclusivamente con la pubblicità. Cercare su Google? Beh, ovvio!  Ma forse può essere utile trovare un sito di cui si ha fiducia (non per forza questo) e metterlo in condizione di crescere con piccole donazioni, slegandolo quindi dalla dipendenza dei numeri, spesso generati da standard e stereotipi, e dal posizionamento tra le pagine dell’oracolo del terzo millennio.

Il “tutto gratis” resta una grande tentazione e una reale opportunità, ma non bisogna dimenticare che è anche il modo migliore per il marketing di arrivare a casa di tutti in modo non sempre riconoscibile. Stare fuori da questo meccanismi ha un prezzo. Ma pensandoci bene anche accettarlo come l’unico possibile e starci dentro ce l’ha. Per chi scrive e per chi legge. Grazie quindi a chi ha scelto di sostenere bimbì.it e chi lo farà.
Un saluto da fuori da ogni community e non dimenticate: VISIT OUR SPONSOR!!

@GiampRem (12/1/2012 – da bimbi.it)

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