Arrivederci a 40 mila e un benvenuto a 29

1/1/2011 – Non abbiamo raggiunto il numero minimo di adesioni necessarie nel tempo che ci eravamo prefissati. Di conseguenza siamo costretti a fermarci. Nonostante il sito sarebbe rimasto comunque visibile a tutti, in 29 tra persone e organizzazioni hanno ritenuto di aderire alla nostra richiesta di sottoscrizione: per permettere a noi di non dipendere da logiche di marketing nella scelta dei contenuti e loro stessi di non leggere contenuti che rispondono a dinamiche commerciali. Ai magnifici 29 va il ringraziamento della redazione: fa veramente piacere sapere che ci siete. Che siete disposte/i persino a spendere 20 euro, o 200 nel caso delle organizzazioni, pur di sostituire un modello dove tutto è gratis, ma dove questo “tutto” assomiglia sempre di più a marchette pubblicitarie e sempre meno a notizie e approfondimenti. Come vedete voi stessi il segnale di una svolta culturale c’è eccome. Non cambieremmo mai i nostri sottoscrittori con 10 mila festanti fan su facebook, che faranno anche tendenza, ma che da un punto di vista della sostenibilità non servono assolutamente a nulla. Ma pur infischiandocene da sempre di tendenze e di numeri milionari, questi numeri, nella loro poeticità, non sono purtroppo ancora sufficienti. Sappiamo che cresceranno e guarderemo ogni giorno la casella di posta per verificare se l’elenco si allunga in modo significativo perchè la strada della ricerca della qualità è questa. Ma intanto il nostro tempo di attesa attiva è finito: in queste condizioni non è più possibile tenere in piedi una redazione operativa.

Che non chiude oggi, ma che da oggi entra in stand by. L’informazione gratuita ci appare sempre più come un pretesto, un fastidio necessario da sbrigare in fretta, un prezzo da pagare per poter bombardare di pubblicità gruppi, anzi, community, sempre più numerose e omogenee. Non ci adeguiamo. Questo modello invasivo non solo produce la rincorsa ossessiva ai clic nello stile dell’audience televisiva, non solo produce fiumi di copiaincolla e stereotipi a volontà, ma neppure funziona perchè non genera nè un reale ascolto nè sostenibilità.

A bimbi.it interessa ripartire da quei 29 sottoscrittori e dagli altri che si aggiungeranno tra i 40/50 mila che ogni mese accedono al sito, per creare insieme qualcosa di veramente nuovo. Superando quindi vecchie logiche per le quali l’unica cosa che conta è accumulare in qualunque modo mucchi di consumatori. Magari distratti, ma dai gusti simili. La nostra è una scelta difficile, ma per rimettere al centro l’informazione (e forse anche il bambino e il genitore, che non sono frammenti di un mucchio) bisogna accettare il rischio di fallire.

Ci fermiamo, quindi, fino a data da destinarsi. Senza sapere nè “quando”, nè “se” potremo riprendere, ma con la convinzione che il tempo ci darà ragione. Le migliaia di pagine che testimoniano 14 anni di storia del primo sito per la famiglia lasciano il posto al manifesto di una sfida che è culturale oltre che per la sopravvivenza: i genitori, gli insegnanti, gli educatori e tutti coloro che accedono a bimbi.it devono sentire chiaramente che qui non diventano un target per buoni sconto. Insieme possiamo riuscirci. Il nostro abbraccio ai magnifici 29 e a chi deciderà di aderire.
Un saluto non omologato nè sponsorizzato a tutti coloro che ci seguono da anni.

Redazione bimbi.it

(da bimbi.it)
@GiampRem

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