Il mondo salvato da una ragazzina

Come ogni anno a Natale, anche nel 2009 il lettore Paolo Gatto, che ci segue da Roma, invia la sua storia. E’ l’undicesima e lo ringraziamo ancora una volta per l’attenzione! Questa volta un’adolescente, Adeline, sconfigge il tiranno Esmen grazie a uno strano telefonino che provoca un certo problema…

C’era una volta, milioni e milioni di anni fa, un tiranno che governava in un grande pianeta. Aveva la testa tonda, le orecchie a sventola e gli occhi slavati come quelli di un bue. Il suo potere era tale che poteva decidere tutto arbitrariamente. A causa della sua disumanità, aveva un soprannome terribile, Esmen, che correttamente si dovrebbe scrivere “Ex men” e significa ex uomo. Preso il potere e massacrati senza pietà gli avversari, ad un certo punto Esmen s’era messo in testa di sottomettere ai suoi capricci il mondo intero. Anche ai suoi tempi la tecnologia non scherzava, anzi ce n’era a profusione. Addirittura in misura maggiore rispetto ad oggi. Per questo il tiranno aveva commissionato un virus ad un gruppo di scienziati che lui stesso aveva chiamato “gli scienziati buoni”. Dopo anni ed anni di esperimenti e di studi, questi scellerati avevano creato il VEN, Virus per l’Eliminazione dei Neuroni detto anche virus della dipendenza. Questo virus sarebbe stato diffuso sull’intero pianeta per mezzo di impulsi di radiofrequenza capaci di eliminare definitivamente dal cervello i neuroni che presiedono alla volontà e all’intelligenza critica. In ogni parte del mondo e sui satelliti erano stati installati di nascosto i dispositivi per la sua diffusione che, una volta avvenuta, avrebbe reso impossibile e inutile ogni cura.

C’era una volta, anzi quella stessa volta, pure Adeline, adolescente con un’ondeggiante coda di cavallo, sveglia e petulante, che invece di fare la prima della classe come l’intelligenza di cui era dotata le avrebbe consentito, era attratta dalle ricerche scientifiche del padre, biologo di fama internazionale che studiava le nuove malattie. Un giorno la ragazzina prese di nascosto dal laboratorio paterno un aggeggio che sembrava un telefonino. Se lo portò a spasso. Ogni tanto per gioco premeva qualche tasto. Stava con gli amici. Passarono davanti ad un tempio. Vi entrarono. Per curiosità. Notarono subito la presenza di molti fedeli, un certo numero di giovani sacerdoti e un anziano santone vestito di bianco, con i capelli bianchi, la barba bianca e il naso rubizzo. Tutti pregavano. La ragazzina osservava. Giocherellando col telefonino che non era un telefonino premette il tasto col punto interrogativo. Successe una strana cosa. Il santone stava intonando un canto solenne. Aveva le mani tese verso l’alto, era al colmo dell’estasi. Ma… all’improvviso, senza che se ne comprendesse il motivo, smise di cantare e si precipitò in sacrestia. Poi tornò, per la verità un po’ pallido e stanco, come se niente fosse. Mistero… cos’era successo?

Il gruppetto di ragazzini passò dal tempio alla libreria più importante della città. Era in corso la presentazione di un libro su Esmen dal titolo significativo: “Come un Dio”. La foto di copertina sembrava quella di un bue, invece era un primo piano del tirannone. Nella libreria c’era l’autore del libro. Aveva un rigido parrucchino color rame e la faccia da maggiordomo. Che cosa successe? “…Succede che Adeline, ” riferisce un testimone intervistato da un giornale dell’epoca, “sempre col “telefonino” di papà, pigia il punto interrogativo e il maggiordomo come una pallina di ping pong appena colpita schizza veloce alla volta del bagno. Poi, un poco sconvolto, ritorna. Adeline ripigia e la scena si ripete. Così, per qualche altra volta ancora. Ping, pong. Ping, pong.” Allora la ragazzina si fa una domanda della quale sa già la risposta. “A quale invenzione sta lavorando papà?…”. Adeline non dice niente agli amici. Tornando a casa passa in pasticceria. Nota che il finto telefonino è come una macchina fotografica: inquadra una parte di ciò che vediamo. Adesso nell’inquadratura c’è la cassiera. Clic, e la cassiera si precipita alla toilette. Finalmente è tutto chiaro, diavolo di un papà.

Per sicurezza e per impratichirsi, la signorina passa per i grandi magazzini, in farmacia, alla stazione ferroviaria, all’aeroporto, al centro commerciale vicino a casa. Chi è inquadrato e mirato con un clic si precipita inesorabilmente al bagno. Anche ad una pattuglia di vigili urbani alle prese con un autovelox Adeline fa venire la diarrea. Piace tanto il giocattolo, a questa scelleratina… Un giorno se lo porta a scuola e per tutta la mattinata manda al gabinetto professori e preside. Chi potrebbe immaginare che qualcuno ti telefona una diarrea? E intanto arriva il giorno in cui verrà solennemente annunciato che capo dell’Umanità sarà Esmen. La messinscena è subdola: l’annuncio ufficiale, c’è scritto nei comunicati, riguarderebbe la divulgazione a tutti gli uomini della terra della formula della felicità e del benessere. Tutti gli uomini della Terra possono essere felici e star bene! Ottimismo, ottimismo! I media mondiali enfatizzano l’evento. Sono tutti presenti. Si va a incominciare. La Piazza delle Verità, dove il capo parlerà, come fa abitualmente, da un palco pieno di luci e microfoni, è quella delle grandi occasioni: addobbi con striscioni multicolore, palloncini e marcette orecchiabili.

Quasi tutti i sudditi residenti in città sono presenti, in tripudio e appiccicati gli uni sugli altri. Molti sono venuti da paesi distanti. E’ estate ed è mezzogiorno. Il sudore inzuppa i vestiti ed è così abbondante che sgocciola per terra perdendosi in tanti rivoli. Adesso i presenti sono veramente più di quanti l’ampio spazio all’aperto possa contenerne. Non c’è più posto neanche per una formichina.

Adeline è nelle prime file. Guardate com’è eccitata! Pregusta il divertimento. Esmen le sta antipatico più di tutti i professori di tutte le scuole del mondo messi insieme. Con lui non ha proprio pietà. Pigia tante volte il punto interrogativo che il povero tiranno non riesce neanche ad iniziare l’annuncio di essere il conquistatore del mondo e neanche a dare l’ordine di attivare le radiofrequenze.

La cosa va avanti – e indietro – per ore ed ore. Lui arriva sul palco e di corsa torna sui suoi passi. Ritorna e schizza via. Torna ancora e scompare. Ogni volta, solo il tempo di sussurrare sempre più flebilmente, tra mille incomprensibili smorfie e contorcimenti: “…Scu…sa…te….” per poi precipitarsi e rifugiarsi nel bagno.

Alla fine, stremato, farfuglia un lamento: “Non è umano…” e ad uno scienziato che cinicamente gli chiede l’ordine di attivare i trasmettitori risponde: “Basta, non me ne frega niente. Da oggi m’interessano solo i wc. “

La cerimonia si chiude senza l’atteso annuncio.

Intanto, concluso l’ “evento”, il telefonino che non era un telefonino torna di nascosto al suo posto. Adeline sprizza allegria da ogni poro della pelle e dalla punta dei capelli che, per la cronaca, erano biondi.

La stampa nel frattempo scopre l’intrigo e titola: “Il mondo salvato dalla diarrea”. Senza dire nulla dello strano telefonino. La scelleratina, nell’apprendere la notizia, è ancora più felice ma resta muta come un pesce. Per questo non è passata alla Storia, forse neanche le interessava. Comunque adesso sappiamo per certo che “Il mondo salvato da una ragazzina” sarebbe stato il titolo esatto che avrebbe rispecchiato meglio la verità dei fatti. Ma così andarono le cose quel lontano giorno, in quel lontano pianeta, ai tempi del tiranno Esmen. E lo stesso può succedere anche adesso, da noi, ai nostri giorni.

Paolo Gatto – pg.gatto@tiscali.it

(da Bimbi.it)

 

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