Raggio di sole

Paolo Gatto, lettore e amico di lunga data di bimbi.it, invia ogni anno la sua fiaba di Natale. Ecco quella del 2008.

Quella mattina, moltissimi anni fa, Dio era di buonumore.

Nei  giorni precedenti si era amareggiato moltissimo per ciò che succedeva sulla Terra: nuove guerre, antichi conflitti, ferocissimi attentati, uso di armi terrificanti, stragi di innocenti, aria e terreni inquinati, veleni gettati nel mare e nei fiumi, malattie ed
epidemie causate da incuria e da malvagità inaudite, violenza e corruzione ovunque,  sfruttamento di bambini, schiavitù…

 “Oggi non voglio proprio occuparmi di quei mezzo-cervello degli uomini che preferiscono le cose sporche e brutte,” diceva tra sé e sé.  “Con questi scemi ho sbagliato qualcosa. Sicuramente ho sbagliato quando gli ho progettato il cervello. Devo aver previsto qualche neurone di troppo, o qualcuno in meno. Oppure devono esserci infiltrazioni di “marrone”  nella materia grigia, cioè… cacca nella testa.  Comunque non voglio pensarci, sennò li fulmino oggi stesso questi deficienti che giocano alla fine del mondo e distruggono non soltanto se stessi ma anche tutto il resto… Oggi non voglio arrabbiarmi perché se m’arrabbio!!!…”.

Così dicendo, anzi pensando, si mise dall’alto della volta celeste a guardare all’ingiù verso la Terra degli uomini, dell’ambiente e dei molti animali.

Tra le nuvole immerse in una tiepida foschia sfrecciavano tranquille le navette spaziali e, più in basso, gli aerei: quelli civili, che trasportavano turisti e uomini d’affari e quelli militari carichi di guerrieri e di armi che di lì a poco avrebbero distrutto vite e intere
città. Più sotto c’erano molte varietà d’uccelli che andavano a caccia per sfamarsi e non di rado venivano all’improvviso mangiati a loro volta o abbattuti dai cacciatori. E più giù ancora si vedevano piccole o grandi macchie di colori: i campi, le catene montuose, le strade, i fiumi, il mare, i palazzi, le ville, altri animali, la gente. In un cortile di scuola tanti bambini, giocando, strillavano allegramente.
 
“Ecco che cosa dovrebbero fare questi scemi del genere umano: divertirsi in maniera sana,” pensò Dio seguendo contemporaneamente quei giochi e un segreto pensiero.

La vista dei bambini l’aveva incuriosito. Si soffermò ad osservarli nei giochi, nelle corse, nelle grida e nelle risate. Così facendo, gli venne la voglia di creare qualcosa d’eccezionale.

Dio aveva un viso ampio e schietto, d’un abbagliante chiarore del tutto uguale a quello della luce allo stato puro. Lo sguardo, anch’esso etereo e scintillante, racchiudeva in sé la prepotente bellezza di tutti i  colori e di tutte le luminosità che si possono immaginare.

“Ho trovato!… ecco che cosa farò,” esclamò al colmo dell’entusiasmo.

Tese allegro e veloce il braccio verso il Sole e afferrando un raggio con gesto sicuro cominciò ad intrecciarlo con  rapide e sapienti evoluzioni. Così facendo, disegnò nell’aria un bellissimo volto di bimba che guardò compiaciuto.

Eseguì la stessa operazione per creare il corpicino di quella meravigliosa bambina. Poi tese di nuovo il braccio: questa volta verso il cielo, in direzione del punto in cui la volta celeste era più azzurrina. Staccò qualcosa di molto prezioso che lavorò con rapidità e
maestria direttamente sul viso della sua creatura. Erano gli occhi, d’un celestino fantastico e delicato, delizioso. Alla fine ci soffiò sopra donandogli anima e sguardo. Stette un attimo ad osservare quanto aveva creato. Gli piacque subito. “Un po’ mi somiglia,” commentò soddisfatto.

“La chiameremo Raggio di sole,” disse all’angelo custode che aveva assistito alla scena. “Portala in quella casa laggiù,” gli ordinò allungando il dito, quasi toccandola, verso una casetta di campagna al centro di un’isola che sembrava piccola piccola e invece era grande e molto lontana: una delicata macchiolina multicolore emergente tra il bianco spumeggiante delle onde e gli scintillanti e trasparenti colori di un’acqua profumata e limpidissima.

L’angelo e Raggio di sole divennero invisibili e invisibili atterrarono vicino alla casa. Nella quale, qualche tempo dopo, nacque una bellissima bimba che crescendo avrebbe stupito non solo per lo splendore della sua bellezza ma per il suo  modo di essere e di comportarsi e per la saggezza.

Raggio di sole da adulta ebbe dei figli che le somigliarono nella perfezione del corpo e nell’anima. Dio si compiacque perché erano anch’essi buoni, combattivi e tenaci e soprattutto avevano il senso della giustizia. “Gli piacciono le cose pulite. Combattono per difendere la vita. Mi sa che con loro,” diceva a se stesso e agli angeli che gli stavano intorno, “non ho sbagliato il numero dei neuroni. E non mi pare, finora, che nella testa abbiano infiltrazioni di ‘marrone’, di cacca insomma. “Ancora non gli ho detto ‘crescete e moltiplicatevi’. Speriamo che lo capiscano da sé. Altrimenti la Storia degli uomini non cambierà, anzi finirà per sempre se alla fine prevarranno i peggiori e i mezzo-
cervello, quelli che preferiscono e impongono tutto ciò che è brutto, sporco, volgare, distruttivo: quelli che hanno più neuroni del necessario, o forse ne hanno di meno, oppure hanno infiltrazioni di cacca nella testa e, comunque sia, producono per ottusità ed egoismo tanta violenza, e danni e sofferenze a cui, a lungo andare, persino a me risulterà complicato, se non impossibile, porre rimedio”.

E’ per questo motivo che da quel giorno i saggi di tutti i paesi, quando incontrano una persona nuova o quando un governante prende il potere, si pongono questa domanda: “Quest’uomo, o questa donna, discende da Raggio di sole?”. E ad essa cercano risposte dalle azioni e dai fatti, solo dalle azioni e dai fatti.

Paolo Gatto

pg.gatto@tiscali.it 

(dal vecchio bimbi.it)

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