I bambini non leggono? Tornino a scuola anche mamma e papà

Il Ministro della Pubblica Istruzione ha preso, durante l’estate, una serie di provvedimenti per la scuola elementare di primo grado che hanno suscitato vivaci polemiche. A parte il suggerimento del grembiule che dovrebbe cancellare le disparità esterne delle condizioni sociali, il cambiamento più significativo è quello del ritorno graduale al maestro unico. La decisione – ha detto il Ministro – consente di risparmiare 87.000 maestri in tutta Italia. Le critiche sono state animate: se un bambino, a partire dalla prima classe elementare, non trova la giusta sintonia con l’unica insegnante della classe, dovrà purtroppo trascinarsi questa condizione negativa per tutti i cinque anni della scuola: tre insegnanti consentono, invece, di mediare questa evenienza sfavorevole.
Non è mio compito indicare chi ha ragione. Ricordo che in Francia gli alunni cambiano insegnante ogni anno scolastico, così da evitare la possibilità di non accordo tra alunni e insegnanti. Negli Stati Uniti e in Germania la situazione della scuola elementare lascia perplessi: all’ingresso, a sei anni, nella scuola primaria, ogni bambino affronta un esame che determina il suo grado di capacità: a seconda del suo livello viene assegnato alla sezione A (i più capaci), alla sezione B (media idoneità) o alla sezione C (livello inferiore).
I portoricani di New York sono tutti, ovviamente, nella sezione C. Durante gli anni della scuola elementare, se l’alunno migliora le sue prestazioni iniziali può ottenere il passaggio dalla C alla B o dalla B alla A. Ma è un evento che si verifica molto raramente.

Ho parlato dell’intervento del Ministro, preoccupato dei costi dell’istruzione, perché non c’è che da essere meravigliati del suo totale disinteresse per uno dei compiti fondamentali della scuola, che non può limitarsi a far imparare a leggere da un punto di vista didattico ma che deve, contemporaneamente, fare in modo che gli alunni si appassionino alla lettura. Se uno impara a leggere e poi, come almeno il 90% degli italiani (la cifra è ottimistica), non legge normalmente durante la giornata un libro, cosa gli serve tanta fatica?
La responsabilità di un mancato rapporto positivo con la lettura non è colpa degli insegnanti i quali, quando affrontano il problema, si trovano di fronte all’esempio negativo offerto ai bambini da genitori che non prendono mai un libro in mano.
La lettura è un fatto comportamentale e il comportamento fa parte dell’educazione e non soltanto dell’istruzione. Se non si modificano i genitori è difficile (impossibile?) che possano cambiare i figli. C’è un rimedio a questa situazione?

Faccio una proposta che può venire considerata provocatoria, ma che è l’unica che riesco a formulare dopo quasi quarant’anni di esperienza sul problema dell’interesse alla lettura da parte della scuola.

La gran parte dei genitori ritiene che con l’iscrizione, a sei anni, del figlio alla scuola elementare, il proprio compito sia praticamente finito (certo c’è lo zaino, adesso il grembiule, qualche quaderno…). Cosa fa mio figlio a scuola? Come si trova? Quali sono i suoi rapporti con i compagni? Che cosa legge? (Questo è il problema per il quale scrivo questo breve intervento).
Andare una volta al trimestre a parlare con l’insegnante non basta! La presenza in classe è quotidiana e il bambino, in fase di sviluppo psichico e fisico, è soggetto a cambiamenti anche improvvisi.
Allora? Ecco la proposta: iscrivo a scuola anche i genitori, rendendo obbligatorio un incontro collettivo con l’insegnante almeno ogni dieci giorni. Chi è “iscritto” a scuola ha l’obbligo, quindi, della presenza in classe con cadenza periodica. Non costa niente, né allo Stato né ai singoli. Se l’incontro è alle cinque del pomeriggio, operai e impiegati avranno il permesso gratuito dell’ora necessaria, allo stesso modo degli studenti-lavoratori che fruiscono delle ore per gli esami e lo studio.

Cosa si fa in queste due ore ogni dieci giorni? L’insegnante relaziona sugli sviluppi del programma, sul modo in cui quotidianamente si rapporta con gli alunni e quindi sulle loro reazioni. In particolare l’insegnante parla della lettura e di quali libri, dai più semplici in prima elementare ai più complessi in quinta, vengono proposti per la lettura ai singoli alunni, che sono diversi l’uno dall’altro e quindi hanno bisogno di libri diversi. Anche le singole reazioni alla pagina di un libro sono diverse ed è compito dei genitori conoscere quella del proprio figlio, che va seguito e aiutato dimostrando che leggere è un’esigenza comune ad adulti e bambini.

Aiutare a leggere direttamente e a leggere a voce alta su testi suggeriti dall’insegnante relazionando di quanto accade al bambino durante le riunioni collettive, obbligatorie ogni dieci giorni. Come si fa a rendere obbligatoria la presenza dei genitori? Perbacco: è il voto di condotta che tanto piace al nostro Ministro della Pubblica Istruzione.

Le colpe dei padri ricadono sui figli? È ovvio, lo dice anche la Bibbia. È una decisione un po’ drastica ma se i genitori non riescono ad assumersi la proprie responsabilità, un compito obbligatorio è indispensabile. Non è possibile lasciare ai genitori solo il compito dei vestiti firmati, dei cellulari, dei videogiochi, delle ore post-scuola (nuoto, danza, ecc).
Chi legge queste righe sarà indotto a sorridere e a giudicare la proposta una semplice utopia. A parte che, come diceva l’indimenticabile amico Marcello Bernardi, anche Galileo Galilei a suo tempo era considerato un utopista, non bisogna aver paura di innovazioni che possono essere considerate contro corrente.
Si fanno molte critiche a una scuola condizionata da insegnanti demotivati e frustrati. Ma la vita del bambino è condizionata essenzialmente dall’ambiente familiare che, nella nostra società caratterizzata dalla famiglia mononucleare, è ben diversa da quello del gruppo sociale che ha caratterizzato la vita quotidiana almeno sino all’ultima guerra mondiale. Impossibile pensare oggi di ricreare l’ambiente in cui i genitori erano relativamente responsabili dei propri figli perché la società di gruppo (il cortile, l’aia del cascinale, la strada senza automobili) lasciava alla comunità la responsabilità collettiva dell’educazione dei figli. La scuola è oggi l’unico punto di riferimento per una attività educativa oltre che per quella dell’istruzione. Io faccio una proposta che non richiede costi economici ma soltanto assunzione di responsabilità da parte di genitori e insegnanti.

E se volessimo provare?

Roberto Denti
(L’intervento è disponibile sul sito della Libreria dei Ragazzi)

I COMMENTI
Iscrivere la mamma e il papà a scuola impedirebbe loro di confinare nel rimosso il proprio ruolo nell’abitudine alla lettura del bambini. Sarebbe un colpo ben assestato alla cultura della comoda delega, in questo caso alla scuola, e nell’immediato avrebbe persino una ricaduta positiva, prima ancora sugli adulti. Temo solo che durerebbe poco. La partecipazione, o l’attenzione dei genitori, si possono anche “imporre”, ma per garantire effetti positivi nel tempo dovrebbero rappresentare il prodotto di una sedimentazione, di una scelta libera e consapevole. Il problema lo vedo più a monte. Esiste senz’altro una tendenza a ritrarsi su sé stessi, mescolata a indifferenza, sfiducia e a un edonismo un po’ volgare. Però esiste anche una fatica quotidiana che rende certamente non impossibile, ma almeno difficile, la sera, recuperare energie da dedicare alla riconquista del piacere della lettura. Molti genitori, travolti da urgenze quotidiane più impellenti, finiscono semplicemente per “scordare” gli effetti benefici di un buon libro, per dedicarsi solo alle cose pratiche. E’ comprensibile che accada, ma è vero che alla lunga inaridisce. Sono quindi favorevole alla proposta di Roberto Denti: sarebbe interessante che si promuovano regolarmente questi incontri tra insegnanti e genitori da dedicare alla lettura. Ma dal mio punto di vista si facciano su base volontaria. Si presenta una sola mamma o un solo papà per classe? Sarebbe già un successo. Se l’obbiettivo è che un’altra cultura inizi a radicarsi, bisogna accettare l’idea che nasca dal basso e che ci vorrà del tempo perché si diffonda.
Giampiero – redazione bimbi.it (22/09 h.16)

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Sono assolutamente favorevole alla proposta di Roberto Denti. Mi sembra, anzi, che in questi giorni in cui di scuola se ne è parlato moltissimo, abbia puntato il dito verso uno dei problemi effettivi della scuola oggi. La sterile discussione  “grembiule sì-grembiule no”  sembra quasi uno di quei paraventi dietro cui nascondere i problemi reali. E tra
questi indubbiamente c’è la partecipazione dei genitori. Condivido pienamente l’importanza della lettura nei bambini (e io in 8 anni il tempo per leggere a mio figlio l’ho sempre trovato. Bastano anche solo 10 minuti ogni sera da regalarci l’uno all’altro. Non credo più alla scusa del non avere tempo, è troppo facile leggerci dietro la mancanza di voglia), ma non è solo questo. L’anno scorso alle riunioni di classe partecipavamo in 3 o 4
genitori, eppure erano convocate apposta il sabato mattina per permettere a tutti di venire. Non amo le imposizioni dall’alto, ma in alcuni casi sono state utili. Si pensi alla questione del fumo: hai voglia ad aspettare la sensibilità delle altre persone! Quante volte capitava che in bar, ristoranti e locali fumassero in faccia a mio figlio? Non so se è giusto usare l’arma del voto in condotta, è compito dei presidi trovare la soluzione migliore, ma certo è che una maggiore attenzione da parte dei genitori è fondamentale. Come si può pensare di delegare completamente ad insegnanti che nemmeno conosciamo l’educazione dei nostri figli? Io credo che sia fondamentale avere la necessità di confrontarsi con gli insegnanti, anche sulla questione della lettura, ma non solo.
Gioia – redazione bimbi.it (22/09 h.16,30)

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Sono la madre di tre figli adulti e nonna di tre nipoti, di cui una in età scolare.
Ritengo che riunire i genitori ogni dieci giorni sia impossibile: la madre che lavora ed è sempre di corsa, deve fare la spesa, fare i mestieri e preparare cena. Il padre torna sempre tardi la sera. Sarebbe meglio fare azione tramite i mass media di educazione dei genitori e dei nonni sull’importanza della lettura sia al bambino da parte loro che del bambino, seguendo gli argomenti che più li appassionano (calcio, Winx, basket). Occorre fare azione sui genitori prospettando con l’abitudine alla lettura, una migliore  crescita sia intellettuale che educativa dei loro figli, ampliando il loro vocabolario e la loro fantasia. Cercando di far capire che la lettura “serve” anche nei momenti neri e tristi della vita, come anche la musica: non c’è solo la droga. Comunque la mia esperienza mi dice che, nonostante che sia io che mio marito leggiamo molto, solo uno dei miei tre figli ha la passione della lettura, uno e’ dedito solo al lavoro, l’altro allo sport e alla famiglia. Il mio esempio e quello di mio marito non è bastato, forse quando erano piccoli, raccontavo loro delle favole, ma non  leggevo libri. Cari saluti In bocca al lupo!
Nonna Giulia (22/09 h.17,10)

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Credo utopistico pensare di instaurare dei “corsi scolastici” per genitori per insegnare loro come e cosa far leggere ai loro bambini. Chi sarà a partecipare saranno genitori già sensibili al problema e quindi già impostati alla risoluzione del problema. Gli altri genitori difficilmente avrebbero interesse a partecipare a tali incontri. La mia esperienza di madre e di nonna , molto positiva visto che sia i miei figli che mio nipote sono divoratori di libri, è stata quella di leggere tanto ai bambini, fin da piccoli, appena cominciavano a dire le prime parole, e trovare sempre durante la giornata qualche momento per fermarsi a leggere qualche storia o favola adatta alla loro età. I bambini hanno sempre apprezzato la lettura, erano momenti di riposo dal gioco, di affetto, di tempo dedicato a loro. Mai ho negato l’acquisto di un libro, cosa che spesso ho fatto per i giochi. Quello che si potrebbe consigliare alle insegnanti è abituare i bambini e ragazzi a frequenti visite alle biblioteche comunali dove consigliarli nelle scelte sui libri da prendere. Affettuosi saluti a tutti.
Tiziana (22/09 h.20,20)

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Bella la proposta di Roberto Denti. Un’utopia? Sì, può darsi. Ma allora io vado ancora oltre: un’utopia più grande. Non credo che i genitori andrebbero agli incontri e anche lo facessero sarebbero distratti, svogliati,  direbbero sì, tutto giusto, tutto vero. Ma poi tornati alla vita di tutti i giorni troverebbero il tempo e la voglia di stare, stare davvero, con i propri figli? Io credo che il tempo vada ripensato, il ritmo della nostra vita, gli impegni, le priorità. Perchè se la cultura dominante mette ai primi posti il lavoro e il potere, mai i genitori potranno davvero dedicare del tempo ad ascoltare sè stessi e i loro figli. Insomma dovremmo ribellarci pacificamente a questo stato di cose, costruirci una vita in cui non lasciamo ai nostri cari solo i ritagli di tempo in cui siamo stanchi e poco propensi ad ascoltare. Non è un caso che fra le testimonianze ci siano quelle di nonne che hanno saputo trasmettere ai loro nipoti l’amore per quella nuova, continua scoperta che è la lettura.
Alessandra redazione bimbi.it (22/09 h.23,30)

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Sono un’insegnante di scuola superiore e vorrei ricordare che la Scuola italiana si sta già occupando di “promozione della lettura”, anche se timidamente. In particolare esiste un progetto chiamato “Amico libro” nato in collaborazione con l’Unione Province Italiane (UPI), l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), l’Associazione Italiana Editori (AIE). Tale Progetto si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno della disaffezione dei ragazzi alla lettura in un quadro di collaborazione con altri soggetti e istituzioni. La vastità del fenomeno e la complessità del problema richiedono infatti una molteplicità di approcci e di interventi senza i quali ogni pur lodevole iniziativa, se isolata, appare meno efficace.
Rosa Tiziana Bruno (24/09 h.14,30)

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Provocatorio e intelligente. L’alleanza educativa deve essere il cardine della relazione tra  scuola e famiglia. Sulla realizzazione degli incontri a scuola ….magari!
Cosetta (24/09 h.16,15)

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Roberto Denti lo conosco bene ed è uno dei miei preferiti. E anche questa volta ha avuto una felice intuizione, qualcuno l’ebbe già l’anno scorso a proposito dell’educazione al tifo leale, costringere i genitori durante le partite e gli allenamenti dei bambini a seguire lezioni di sport e tifo. Cmq, sottoscrivo l’idea di Roberto
Un caro saluto
Carla (24/09 h.16,20)

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La provoc-azione di Roberto Denti è sicuramente forte e credo tocchi un aspetto fondamentale del nostri giorni: la responsabilità dell’essere genitori oggi, che investe tutto il rapporto con i figli. Leggere ai/con i propri figli è soprattutto uno dei tanti modi di essere in relazione con loro, un momento di piacere per entrambi, che richiede empatia, pazienza, voglia di rispondere alle domande dei bambini…, come ha fatto notare Giampiero, richiede tempo, un tempo rilassato e sollecito, un tempo dedicato al figlio e alla lettura insieme. Roberto Denti tocca un nodo cruciale, come aiutare i genitori a rendersi partecipi e sostenitori della crescita e dell’educazione dei propri figli, come far comprendere che quel tempo da dedicare va trovato? E certamente, per chi la apprezza, la lettura è uno dei modi per comunicare al meglio con i propri figli, fin dagli anni del nido.
Cinzia D’Alessandro (24/09 h.17,50)

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Una volta una mamma, in coda per le udienze, diceva: “Che ci veniamo a fare a parlare con gli insegnanti? Se i nostri figli sono bravi è merito loro, se non sono bravi è colpa nostra!” Sono d’accordo che ci vorrebbe più condivisione con gli insegnanti su tutto, non solo sulle letture dei nostri figli, ma mi creda Signor Denti – e le parlo come genitore di 3 figli e come persona che ha passato parecchi anni ad insegnare, pur non essendo quella la mia professione – la maggior parte degli insegnanti vive la presenza del genitore nella scuola come un’intrusione, una scocciatura. Saranno i primi a dire di no alla sua proposta. A volte a ragion veduta, ma non sempre. Riformare la scuola? Sarebbe bello ma, ahimé! molto difficile. Guardate ieri cosa è successo in un paese all’avanguardia come sistema scolastico e come servizi sociali: un ragazzo ha fatto una strage e proprio all’interno di una bellissima scuola. La mia controproposta? Passiamo più tempo con i nostri figli anziché coi loro insegnanti.
M.Giuliana Saletta – Mammeonline (24/09 h. 17,55)

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Ho letto con piacere l’intervento di Roberto Denti che condivido pienamente. Forse si tratta di una proposta utopistica ma è valida da un punto di vista contenutistico e per la sua valenza educativa. Stona positivamente (per fortuna!) nel contesto dell’attuale dibattito sulla scuola che, decreto su decreto, si limita a disquisire sulla questione del grembiule e a ridurre i problemi dell’istruzione alla necessità di contenere le spese o di ottimizzarle. Certo il problema ha cause molto più a monte. E cioè in famiglia, il luogo principale deputato all’educazione dei figli e laddove, invece, si tende a delegare ad altri compiti e responsabilità. Si dovrebbe cominciare proprio in famiglia ad avere il coraggio di fare scelte controcorrente ma, del resto, come riuscirci quando la società, ed in particolare la vita professionale, impone ritmi e prestazioni sempre al “top”? Tanti gli aspetti su cui riflettere… Comunque mi pare necessario ripensare seriamente il nostro ruolo di genitori, in particolare nella dimensione di educatori dei nostri figli, riflettere su scelte, motivazioni e sull’importanza delle regole nelle relazioni educative. La lettura, come anche la passione per tutte le forme artistiche , l’attenzione per le bellezze naturali ed il rispetto dell’ambiente, sono tutti concetti che i bambini dovrebbero vivere, anzi condividere, con i genitori per poterle fare loro. Poi ben vengano le iniziative scolastiche. Da mamma posso dire che serve leggere insieme o, quando i bambini sono piccoli, raccontare storie e fiabe di ogni tipo. Partecipare alle iniziative, ancora poche purtroppo, studiate proprio per avvicinare i bambini alla lettura, accompagnarli in biblioteca e a curiosare nei reparti adatti delle librerie. Si può andare, con i bimbi, alle mostre, a visitare musei, città d’arte e raccontare….con le parole adatte all’età… Musica, chiese, quadri, palazzi, libri…tutto può diventare una magnifica avventura a cui i bambini si appassionano con entusiasmo. Le istituzioni scolastiche non potranno mai sostituire l’esperienza in famiglia ma solo affiancarla. E sarebbe proprio l’ora che la scuola passasse dalla…nozione all’educazione. Magari proprio a cominciare dalla lettura.
Federica (24/09 h.20,30)

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Credo che la proposta di Roberto Denti per quanto bella ed interessante non sia di reale attuazione ma debba essere letta come una provocazione volta a mettere in evidenza lo scarso interesse alla lettura da parte dei genitori. Coinvolgerli a leggere insieme ai loro figli in classe i testi proposti dall’insegnante suppongo possa essere un’avvincente esperienza destinata a rivelarsi totalmente positiva sia per i figli sia per gli stessi genitori. Bisognerebbe cercare di far apprezzare in primis ai genitori l’entusiasmante “avventura” che il libro riesce a trasmettere affinché possano poi coinvolgere emotivamente i propri figli ma tutto ciò, credo debba avvenire senza nessuna imposizione. Creare o ampliare le biblioteche per bambini e ragazzi dove sia praticamente possibile sfogliare e magari leggere un libro, mi sembra una delle strade percorribili per restituire sia ai genitori ma soprattutto ai bambini il piacere della lettura.
Valeria Marzoli – scrittrice di Scricchiolino libro per ragazzi (24/09 h.22,30)

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Buongiorno.
Si credo che sia una buona proposta ma bisogna vedere quanti genitori troveranno il tempo di frequentare un incontro ogni dieci giorni, me compresa!! Io lavoro 8 ore, e due pomeriggi faccio part-time ma devo portare il bambino di qua e di là a fare sport e varie cose e devo aspettare li. Non ho tempo di portarlo, lasciarlo, tornare a scuola e poi ritornare a riprenderlo. Il tempo dove lo trovo???? Bisognerebbe fare part-time tutti i giorni, ma purtroppo non si può. Insomma sarebbe bello seguire i nostri figli meglio ma purtroppo gli impegni di lavoro ci obbligano a sacrificarli. Uno stipendio solo non basta e il part-time non è sempre fattibile.
Fulvia Lauricella (25/09 h.13,50)

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Le prime risposte di Roberto Denti (29/09/2008)

Per Giampiero – “Genitori travolti da urgenze quotidiane più impellenti”: l’urgenza più impellente è il proprio figlio! La mia proposta (attenzione alla parte ironica) nasce dal fatto che se aspettiamo che il rapporto scuola-famiglia si attui “su base volontaria” non vedremo mai un risultato concreto e nel frattempo ci vanno di mezzo i bambini, gli unici esseri umani che hanno diritto al “tutto e subito”.

Per Gioia – “Alla scusa del non aver tempo è troppo facile leggerci dietro la mancanza di voglia”: perfettamente d’accordo e mi pare quindi indispensabile che la “voglia” sia surrogata da una forma di obbligatorietà. Gli incontri sarebbero importanti per la lettura (che è l’argomento che mi interessa) ma vedrebbero i partecipanti in problemi più complessi la cui conoscenza è indispensabile.

Per Nonna Giulia – Sono nonno anch’io. Sono d’accordo che la madre che lavora è sempre di corsa. Ma perchè, allora, ha messo al mondo un figlio? Lo so che sarebbe molto bello fare azione sui genitori, ma è un’operazione a lungo termine con scarsa possibilità di successo. Cara Nonna Giulia, quando gli interessati non sentono i propri doveri, è necessario coinvolgerli con mezzi coercitivi. Se la mia proposta può essere considerata non valida, vediamo se qualcuno ne ha una migliore e più efficace.

Per Tiziana – “Gli altri genitori (quelli che non verrebbero spontaneamente alle riunioni NIR) difficilmente avrebbero interesse a partecipare a tali incontri!”. Vero ma da qualche parte bisogna pur cominciare, con le buone o con le cattive. Lei scrive: “i bambini hanno sempre apprezzato la lettura”. Facile capire il perché: la lettura dell’adulto è l’unico modo per venire a conoscenza delle “storie” che offrono (e hanno sempre offerto) emozioni uniche al mondo.

Per Alessandra – Le sue considerazioni sono molto tristi: “una vita in cui lasciamo ai nostri cari solo i ritagli di tempo in cui siamo stanchi…” I genitori, lei scrive, parteciperebbero alle riunioni obbligatorie “distrutti, svogliati..” E’ giusto “che il tempo vada ripensato..” ma sono giustissime considerazioni teoriche. Io propongo soltanto di prendere un’iniziativa che cominci da un momento concreto. Proviamoci. Sbagliando si impara.

 

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Caro Roberto – che conosco perchè ho lavorato un po’ per lui in libreria – ho letto con piacere l’intervento sulla lettura che hai pubblicato di recente. Mi fa piacere che qualcuno la smetta di pensare sempre all’abito – vedi il grembiule della Gelmini – e venga al sodo. Il nostro paese ha forse un problema di base che è quello di avere scarso livello culturale e critico che credo proprio viaggino insieme. E se per cambiare è vero che si deve partire dai mattoni, sono d’accordo: stimoliamo i bambini alla lettura con buoni libri, con libri freschi o con persone fresche che sappiano riproporre in chiave odierna i classici. Forse problemi ci saranno: gli insegnanti vorranno modifiche al loro orario per un paio di ore in più da condividere proprio con i loro “cari” genitori? I genitori troveranno una baby sitter per i loro datori di lavoro quando verranno a scuola a leggere?
Chiara redattrice per le pagine di cultura di Eco Risveglio (30/09 – h.17,25)

da bimbi.it , 7/10/2008

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