Le bestemmie e l’abbondanza

La favola nataliza di Paolo Gatto

Una volta, in tempi assai antichi  in cui le divinità erano più numerose di adesso, le carestie erano molto frequenti. Accadeva spesso che uomini e donne avessero fame e  non avessero nulla da mangiare. Allora le donne diventavano tristi e gli uomini erano più aggressivi. Spesso bestemmiavano con rabbia  i loro Dei perché li ritenevano gli unici responsabili della mancanza di cibo.

Si arrivò a un  punto in cui gli Dei se ne ebbero molto a male di tutte queste bestemmie che li oltraggiavano di continuo nei villaggi, per i vicoli, per le piazze e per le vallate.

“Ho all’attivo tante di quelle bestemmie,” s’infuriò il Dio delle Piante e degli Animali Terrestri, “che sembra dipenda da me se il due per cento dell’umanità si è arraffato il 90 per cento di ciò che si può mangiare”.

“È inaudito,” brontolò il Dio della Pace, “che questi cretini di uomini incolpino noi della loro stoltezza”.

“Facciamogli vedere come starebbero nell’abbondanza esagerata,” propose sdegnata la Dea dei Frutti e dei Fiori.

“Si faccia piovere ininterrottamente per 120 giorni e 120 notti ogni genere di alimento, cotto e crudo! Che inizi subito il periodo della grande abbondanza!” sentenziò il Dio Padre degli Dei.

E così fu.

All’improvviso, preceduto da bizzarre litanie, sulla Terra cominciò a piovere a dirotto cibo di tutte le specie: carni d’agnello, di vitella, di bufalo, di cinghiale, di mulo, di asino, di cavallo, di pesce; e frutta, e verdura, e arance, e uova, pesche, mele, pere, angurie, uva, cetrioli, ananas, lattuga, formaggi, ceci, noci, carote, fagioli, peperoni, spaghetti, lasagne, maccheroni, col formaggio o al pomodoro, verza, broccoli, susine, albicocche, dolci e pasticcini d’ogni genere e forma: insomma, ogni ben di dio.

All’inizio tutti stettero a bocca aperta e a naso in sù  ingerendo quel buon cibo che proveniva dall’alto e inneggiando con soddisfazione al miracolo. Ma ben presto uomini, donne, vecchi e bambini furono sazi. E allora tutto l’altro cibo che cadeva giù a dirotto fu lasciato per terra. E più si ammucchiava, più altro ancora ne cadeva ininterrottamente, troppo, troppo. Si formarono cataste, montagne alte chilometri, di cibo che cominciò a puzzare e a marcire e marcendo continuò a puzzare forte forte, di brutto di brutto. E più lo si spazzava, come si poteva, alla bell’e meglio, più ancora ne cadeva senza sosta, senza pietà. E più ne cadeva e più ancora marciva. E insomma, arrivò presto il giorno che non se ne poteva più di quel fetore che andava aumentando, che toglieva il fiato e il respiro. E poi cominciarono anche le epidemie causate da tutte quelle carogne cotte e crude abbandonate. Veramente, non se ne poteva più di quella grande abbondanza. E allora ricominciarono le bestemmie.

Per quasi 120 giorni il marcio, la puzza, i contagi furono accompagnati da insultanti bestemmie. Verso la fine dei 120 giorni gli uomini erano veramente disperati.

Al compimento del centoventesimo giorno il Dio Padre degli Dei mandò loro un messaggero. Al tramontar del sole piovve dall’alto un asino azzurro grande quasi quanto un elefante che subito si rivolse ai bestemmiatori. Disse: ”Mi manda il Padre degli Dei. Tutta la vostra stoltezza sta nelle vostre bestemmie. Ve la prendete con gli dei ma le colpe sono tutte vostre. Non siete neanche in grado di vedere i problemi. Bestemmiate sia che abbiate troppo sia che non abbiate niente. I messaggi del Dio Padre sono due: ‘Usate meglio le vostre intelligenze. Organizzatevi”. Così disse e scomparve. Tutt’intorno, insieme a lui, sparirono pure il marciume e tutte le irrespirabili puzze.

Un po’ intimoriti, un po’ assorti, gli uomini rimasero muti. Non bestemmiarono. Molto compunti, pensarono a lungo. Poi parlarono tra loro con calma dando l’impressione che stessero cercando insieme qualcosa di nuovo e di vero. Di certo la storia non proseguì poi in questo modo. Ma da quel giorno fu fondata l’impressione che in seguito sarebbe potuto accadere anche il contrario.

Paolo Gatto – (da bimbi.it – 2006)

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