Re Pacifico

La fiaba nataliza di Paolo Gatto

Si racconta che in tempi antichi ci fu un re, che facendo a tutti la guerra e poi imponendo la pace, era soprannominato Pacifico. Geniale nel guerreggiare e perfido nel tramare inganni, questo re era affetto da una perversa malattia. Ad ogni manifestarsi del male sentiva il bisogno di mangiare un bambino.

Nel corso della sua giovane vita re Pacifico aveva già mangiato più di mille bambini. All’inizio li gustava crudi, poi a lui e ai suoi fedelissimi erano venute in mente tante ricette con gli ingredienti proprio come delle normalissime ricette di cucina.

Il popolo lo osannava. Solo i bambini, che a quei tempi erano numerosi,  lo temevano e lo disprezzavano.

Un giorno, per superare l’ennesima crisi, re Pacifico scelse un bambino speciale: il figlio unico di un certo Thàomor, di nome Rhor, che tra i coetanei aveva fama di essere prediletto dagli dei.

Il re indisse un pubblico banchetto. Alla presenza del popolo e dei notabili fece portare al suo cospetto il biondo Rhor e annunciò la volontà di mangiarselo. Com’era suo solito, chiese l’approvazione del popolo. E il popolo rispose prontamente all’unanimità con un entusiastico boato d’approvazione. Solo i genitori della piccola vittima, il vecchio Thàomor e la giovane Mahela,  erano in lacrime disperati.

Rhor fissava senza paura il suo carnefice.

Mentre i valletti imbandivano la tavola, il cielo si oscurò per un attimo al passaggio di una nuvolaglia grigiastra. Fu allora che Rhor, distogliendo lo sguardo dal suo assassino, tese assorto l’orecchio come se labbra invisibili gli stessero impartendo degli ordini. Nello stesso istante la folla chiassosa si ammutolì e per quell’attimo la piazza fu come isolata da Dio e dagli uomini in un innaturale silenzio. Rhor fece un cenno con il capo, come se dicesse a qualcuno che era lì presente, invisibile a tutti meno che a lui: “Sì, obbedisco”.

Subito dopo le guardie gli piombarono addosso. Serrandogli forte le braccia lo gettarono ai piedi del re malato. “Questa volta per curarmi ho bisogno di mangiarlo crudo,” annunciò quest’ultimo ad una folla cinica che prontamente assentì con ripetute e sguaiate ovazioni. I genitori di Rhor si tenevano abbracciati e imploravano in lacrime umanità.

Il re ghermì Rhor e ne fece un solo boccone. Ma appena serrò i denti si capì che qualcosa stava andando storto. Più teneva la bocca chiusa, più le guance gli si gonfiavano a dismisura. All’improvviso fece una smorfia di dolore. Qualcuno dei sudditi lanciò da lontano un lazzo di scherno. Poi s’udì un tonfo e il corpo di re Pacifico s’interrò fino al collo. Da sotto il terreno qualcosa di appuntito cominciò a bucare la sua testa facendo schizzare all’insù e in ogni direzione il sangue del re perverso. Sbucando dal cranio, apparve possente un torello nero che, come partorito dalla testa regale, si diresse festante al piccolo trotto verso la folla che si aprì in due ali per farlo passare e soprattutto per non esserne travolta. Man mano che si avvicinava, il torello appariva più grande e maestoso. Il suo andamento e la sua corporatura davano l’impressione  di una forza invincibile.

Si diresse verso i genitori di Rhor che stavano in fondo alla piazza e giuntovi ridivenne Rhor in persona.

Il silenzio tra la folla scalmanata era totale. I gendarmi del re erano attoniti e inermi. La nuvolaglia grigiastra di prima, che si era spostata più in là, si dissolse nel colore celeste del cielo.

“Gli dei hanno voluto questo. Mai più in questo regno si daranno in pasto i bambini!” tuonò nella piazza una voce profetica senza peraltro che se ne comprendesse la provenienza.

Anche stavolta il popolo esplose in un eccitato boato d’approvazione. Ma Rhor e la sua famiglia neanche ci fecero caso. Si tenevano stretti stretti abbracciati e piangevano  intensamente di gioia.

Nel frattempo tutti i bambini del regno di re Pacifico si erano avvicinati a Rhor e insieme ringraziarono a lungo con canti e preghiere gli dei per quanto gli era appena accaduto.

Paolo Gatto – (da bimbi.it -15/12/2005)

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