La pubblicità vorrebbe prendersi la nostra identità

pubblicità pietà
foto Juan M Romero https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Michelangelo%27s_Piet%C3%A0,_St_Peter%27s_Basilica_(1498%E2%80%9399).jpg

Pensavo alla grandiosità della Cappella Sistina che ho rivisto proprio la scorsa estate. La Volta, attraversata dalle storie della Genesi, e la parete con il Giudizio Universale. Una Bellezza assoluta che mi ha spinto, in seguito, a leggere due libri su Michelangelo e ad andare al Teatro Manzoni per assistere al monologo di Vittorio Sgarbi, in autunno. Volevo  provare a capirne di più. E, sempre a proposito di Michelangelo… la Pietà. La discrezione della Madonna, che non avevo mai notato essere così giovane rispetto al Gesù morto che tiene in braccio (l’ho imparato proprio assistendo allo spettacolo di Sgarbi). La sua umiltà. Ne parla anche il professor Antonio Paolucci su Rai 5. Poi ho visto la pubblicità che la Corte di Strasburgo ha appena definito “lecita”. Quella che promuove pantaloni, con i suoi “testimonial” d’eccezione, Gesù e Maria e con il vago richiamo proprio alla Pietà… L’ho vista e ho avvertito il solito senso di irritazione. Buongiorno e bentornata, irritazione, stavo quasi per rilassarmi.

Ma ho fatto anche un’ulteriore considerazione: chi si risente davanti alle pubblicità che veicolano stereotipi di genere,  diventa stranamente tollerante davanti a pubblicità come quella. Dal mio punto di vista è un grave errore di valutazione. Perchè questi messaggi, anche se non toccano la propria sensibilità, danno comunque voce allo stereotipo madre, quello più a monte di tutti: quello secondo il quale tutto può essere banalizzato per fini commerciali. Perfino l’identità artistica, culturale e spirituale di una civiltà. Con un po’ di pazienza, tutto può diventare strumento, davanti alla prospettiva di vendere un prodotto in più, qui e oggi.

Probabilmente non si risolve solo per legge. Ma intanto, una promessa: anche domani, per il giorno numero 1961 il mio sito continuerà a non avere pubblicità. Nessuna. La posizione radicale è  figlia di una convinzione: ai bambini servono indicazioni chiare e non ambigue. Io diffido degli stereotipi in genere. Di tutti gli stereotipi, non solo di alcuni.

@GiampRem

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