Senza pubblicità, giorno 1928: il primo perchè

⛵ Giorno 1928 senza pubblicità. Prima ragione: sul web (e non solo) il marketing  e i suoi meccanismi sono nemici del “contenuto”

Di ogni contenuto: giornalistico, culturale, sportivo, artistico, ecc.. In fondo è nemico delle qualità che rendono bella la persona. E’ nemico delle emozioni e delle passioni che la riguardano. Il marketing è nemico  del contenuto perché gli ruba la condizione nobile di “fine” e  lo riduce a quella di “mezzo”, di strumento. Lo consegna ai meccanismi che ne regolano la sopravvivenza. Secondo questo catechismo, una forma di espressione può esistere solo se accumula quantità industriali di audience, fan, follower. Non è solo un tecnicismo deprimente: è la culla della stereotipia e dei cliché, che poi si diffondono. Quindi questo dominio ci riguarda tutti. Il numero di impressions, solo questo, è la condizione che premia economicamente e rende sostenibile il lavoro di produrre contenuti, visto che tutto è magicamente free. Forse non è un caso che lo sia.

Domandatevi come si possa mettere al centro di un progetto editoriale la cultura per l’infanzia approcciando quell’argomento con la necessaria attenzione, se per sopravvivere servono milioni di clic… sapendo già in partenza che quei milioni di clic non arriveranno mai. Perché investire tanto tempo in un contenuto culturale? Perchè fare inchieste impegnative sul rapporto tra bambini e lettura o sull’eccesso di esposizione dei bambini agli schermi? Perchè raccontare le tante perle di teatro per ragazzi, i laboratori con il Metodo Munari e non solo… se poi le masse di clic arrivano da ben altri argomenti e solo consegnandosi a meccanismi di marketing? In cambio di sempre meno denaro, i meccanismi condizionano la scelta degli argomenti e più ancora la modalità di raccontarli. Che può essere solo veloce, superficiale, sfuggente, emotiva. Contenuto giornalistico e promozionale si mescolano inevitabilmente rendendo tutto meno credibile.

La cultura per l’infanzia esiste, sui media… ma è anch’essa uno spazio da consumare in fretta. Un soprammobile da mettere in mostra, non qualcosa che si considera importante per la crescita in armonia dei bambini. A me questo continua a sembra un buon motivo per rinunciare alla pubblicità. A TUTTA LA PUBBLICITA’ e ai meccanismi che regolano la sua presenza sul sito. Non per sempre, certo. Ma almeno fino a quando l’informazione avrà la forza di ridiscutere il rapporto gerarchico con il marketing.

Questa è solo la prima delle due ragioni. La seconda, a proposito di infanzia, è ancora più urgente.

@GiampRem

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