Chicco d’oro, il libro di Enrica Ferrazzi sulla storia di Lino Faccincani

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⛵ Quella pagina non è carta, ma è un campo di grano di un giallo intenso, dove solo nell’angolino in alto si  intravede uno spicchio azzurro di cielo. Ci vive una donna dai capelli neri, che sembrano un po’ raccolti e un po’ mossi dal vento. Con la sinistra, la donna tiene in braccio un frugoletto. Con la destra sembra staccare qualche chicco da una spiga per darlo al bambino, che intanto tende la mano verso la sua.  E’ la splendida immagine che apre “Chicco d’oro” il libro edito da Gallucci che Enrica Ferrazzi ha dedicato a Lino Faccincani,  oggi facoltoso imprenditore tessile che ha fatto fortuna con la privativa di Lycra e Naylon. L’illustrazione di Stefania Pravato riporta il lettore alla campagna mantovana dei primi anni Trenta e, insieme alle altre,  accende la luce su una storia umana per niente levigata e che quindi profuma di autenticità. La storia che Enrica Ferrazzi ha voluto raccontare si intreccia con quella dell’Opai, la Casa dei bambini di Olgiate Olona (Va) di cui l’autrice si occupa con  grande attenzione già da qualche anno. Lino Faccincani oggi è un  signore molto agiato di quasi 87 anni, ma nei primi anni Quaranta era un bambino ospite di quella Casa: stava perdendo la madre per colpa di una malattia e non poteva più contare sul padre. Era all’Opai  insieme alla sorella.

Qualche anno prima la famiglia si era trasferita a Milano dalla campagna e le condizioni erano molto difficili. Per Lino lo sarebbero state anche negli anni immediatamente successivi la fine della residenza presso la struttura, prima che riuscisse ad avviare l’attività di produttore e distributore esclusivo per l’Italia di  fibre tessili. Le stesse che si usano per confezionare collant, calze e costumi da bagno. Quello che Enrica Ferrazzi fa di Faccincani è il delicato ritratto di una vita e di un legame figlio-mamma che decenni di assenza non solo non hanno cancellato, ma hanno rafforzato. Però è anche una finestra su un tempo difficile, fatto di rinunce e di ristrettezze oggi pericolosamente rimosse, ma che sono ben presenti nella memoria di chi le ha vissute sulla propria pelle. Sia di chi, come Faccincani, ha avuto in seguito la capacità di “riscattarle” ampiamente, sia di chi non ci è riuscito. E’ un libro che, solo per questo motivo, andrebbe letto ai bambini. Insegna ad avere fiducia nei grandi sogni e a non farsi frenare dalla paura. A crederci, insomma.

faccincaniLa “favola” di Lino Faccincani ha un ulteriore elemento che la rende notevole e concreta. Il successo professionale non gli ha fatto perdere il contatto con se stesso e con i suoi valori: è impegnato infatti in opere filantropiche di cui non sempre si ha notizia, essendo poco avvezzo a renderle pubbliche. Un esempio? L’area dell’attuale Giardino delle Culture di Milano è stata recuperata dal degrado grazie al suo contributo economico. Stessa cosa per il sistema di sorveglianza di corso Buenos Aires. Ma è con la comunità di Olgiate Olona che lui si sente in debito, come spiega l’autrice del libro Enrica Ferrazzi:

Lui sente un debito morale nei confronti della comunità olgiatese che lo ha visto bambino, allontanato dalla sua casa e dalla sua adorata mamma che lo chiamava Chicco d’oro. Per ripagare questo debito ha previsto una donazione di un milione di euro a favore di iniziativa educativo-culturali per i bambini di Olgiate Olona: per ripagarlo della sua generosità, il Comune di Olgiate gli ha conferito la più alta benemerenza civica, il cardo d’oro.

@GiampRem

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